Venerdì 30 Settembre 2016 | 12:02

MATTONE SELVAGGIO

Sixty, chiesti sei anni per Zaffagnini

L'ex dirigente dell'Urbanistica del Comune è accusato di corruzione, truffa ai danni dello Stato, falso ideologico, abuso edilizio e violazione delle norme antisismiche

 Giancarlo Zaffagnini

Giancarlo Zaffagnini

RICCIONE. Sei anni di reclusione, interdizione perpetua dai pubblici uffici e confisca dei quasi 180mila euro percepiti come parcella.

E’ la pena chiesta dal pubblico ministero Luca Bertuzzi per l’ex dirigente dell’assessorato all’Urbanistica ed Edilizia privata del Comune di Riccione Giancarlo Zaffagnini alla sbarra con le accuse di corruzione, truffa ai danni dello Stato, falso ideologico, abuso edilizio e violazione delle norme antisismiche per i lavori di ristrutturazione che in realtà si sono rivelati di innalzamento di un piano (il quinto) dell’hotel Sixty di viale Milano.

Mano pesante della pubblica accusa anche per i suoi tre coimputati: chiesta la condanna a 3 anni per la moglie di Zaffagnini all’epoca responsabile dell’ufficio Referti del settore Edilizia sempre del Comune di Riccione (difesa dall’avvocato Alessandro Catrani) e per chi sulla carta risultava essere il progettista della ristrutturazione, un ingegnere riminese di 49 anni (difeso dall’avvocato Paolo Righi), che invece le indagini della guardia di finanza hanno dimostrato essere solo un semplice prestanome. Tre anni e 8 mesi, infine, è la condanna chiesta dal pubblico ministero per l’amministratore della società proprietaria dell’albergo (difeso dagli avvocati Cesare e Roberto Brancaleoni),

Nella requisitoria il pm Bertuzzi ha descritto Zaffagnini come un feudatario che si è fatto i progetti da solo per poi autorizzarseli, e di «vera e propria organizzazione, con Zaffagnini e la moglie negli uffici chiave del Comune e con referenti esterni e interni».

La guardia di finanza, ha ribadito l’accusa nella sua requisitoria, ha trovato prove inoppugnabili che indicano Zaffagnini come colui che teneva i rapporti con i rappresentanti dell’hotel via mail, via fax, attraverso un particolare tipo di protocollo per il trasferimento di file e dati. Le fiamme gialle hanno trovato riscontri certi, comprese le foto dello stato di avanzamento dei lavori e il compenso fatturato per il progetto dalla società di gestione del Sixty alla Pisti Srl, società di cui sono soci Zaffagnini e la moglie.

Prossima udienza l’11 aprile. In quella data dopo le arringhe dei difensori e la quasi scontata replica della pubblico ministero Luca Bertuzzi, il collegio dovrebbe arrivare la tanto attesa sentenza. La prima udienza del processo Sixty, infatti, è stata celebrata ormai tre anni fa, precisamente il 14 giugno del 2011.

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