Venerdì 09 Dicembre 2016 | 02:50

IL RICATTO

Prete ricattato con false accuse a luci rosse

Dopo aver trascorso la notte dal sacerdote pretendeva 350 euro per non denunciarlo

Prete ricattato con false accuse a luci rosse

RIMINI. Minaccia di denunciare per violenza sessuale il sacerdote che gli ha dato il tetto per una notte se non gli consegna 350 euro. Sarà processato per tentata estorsione il prossimo 15 aprile a Rimini, Stefano Costa, torinese, già noto alle forze dell’ordine, specializzato nel tentare ricatti e truffe ai danni di sacerdoti.

L’episodio per cui è stato rinviato nuovamente a giudizio si consumò nel giugno del 2012 a Ravenna, ma il processo è stato incardinato a Rimini perché in Riviera è stato consumato il primo reato legato alla tentata estorsione. Appena uscito dal carcere riminese dei Casetti, infatti, spacciandosi per Stefano Gubernati, avvocato di Torino e suo storico legale (lo difenderà anche questa volta), aveva telefonato a diverse Curie della regione per avere l’indirizzo di sacerdoti in grado di ospitare persone bisognose.

In Romagna la città più vicina è risultata essere Ravenna e lì si è presentato, bussando alla porta di un sacerdote, che non ha avuto alcun problema a offrirgli un giaciglio per la notte. Le grane sono iniziate al risveglio. Costa, infatti, ha affrontato il sacerdote ed invece di ringraziarlo gli ha detto «o mi dai 350 euro o vado a denunciarti dicendo che hai abusato di me».

Il religioso non si è piegato al ricatto ed ha denunciato quanto accaduto. Ad incastrare Costa la telefonata fatta alla Curia usata per accreditarsi dalla sua vittima. Fatale l’essersi spacciato per il suo vero avvocato. Alle forze dell’ordine è bastato fare uno più uno per arrivare al piemontese che per una vicenda analoga era già finito nel carcere torinese delle Molinette nel 2007.

«Non c’e’ stato nessun ricatto» afferma il suo difensore, l’avvocato Stefano Gubernati: «il mio assistito, come già risultava dalle indagini torinesi, ha sempre frequentato sacerdoti e parrocchie. Spesso chiedeva un aiuto economico per sé e la sua famiglia e spesso lo otteneva. Anche in questo caso non si è trattato di niente di diverso: non ci sono state né minacce né pressioni di alcun genere».

 

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