Domenica 25 Settembre 2016 | 17:42

L'UOMO SCOMPARSO

Delitto di Mozzate, s'indaga sulla seconda "vittima"

L'assassino aveva il telefono dell'ex di Lidia. Si teme un secondo cadavere

Delitto di Mozzate, s'indaga sulla seconda "vittima"

di ANDREA ROSSINI

RIMINI. Dritan Demiraj, il pasticciere albanese in carcere per l’omicidio di Lidia, la sua ex, voleva compiere il delitto perfetto e far ricadere la colpa sull’ultimo fidanzato della donna: Silvio Mannina, scomparso dalla circolazione il giorno prima dell’uccisione.

Il passare dei giorni e il progredire dell’indagine fanno temere che Mannina possa aver fatto la stessa fine di Lidia Nusdorfi (brutalmente uccisa a coltellate l’1 marzo nel sottopassaggio della stazione ferroviaria di Mozzate, nel Comasco). Ad attirare la donna all’appuntamento con la morte è stato un ultimo messaggio su “Whatsapp” inviato con il telefonino di Mannina poco prima il delitto (e dalla zona di Mozzate). Se a spedirlo è stato Dritan, fingendosi l’altro, come ormai è appurato, c’è da chiedersi come mai quel cellulare fosse quel giorno nelle sue mani. La possibile risposta apre scenari inquietanti ed è su questo che stanno indagando, a Rimini, i carabinieri. Mannina, infatti, proprio il 28 febbraio (la sera prima dell’uccisione di Lidia), aveva un appuntamento in città con una donna con la quale “chattava” su Facebook. Oltre seicento “conversazioni” concentrate nei quattro giorni precedenti all’incontro. Il profilo del contatto corrisponde alla fidanzata riccionese di Dritan. Ma è stata davvero “lei” ad attirare Mannina? «Nemmeno per sogno», ha assicurato la donna, assistita dall’avvocato Nicola De Curtis. «Non conosco quell’uomo, non l’ho mai visto, mai avuto contatti con lui eppure virtuali». Dritan, però, ossessionato dalla gelosia, aveva preteso la sua password, e potrebbe essersi sostituito a lei a sua insaputa. Una volta individuato il rivale (l’ultimo fidanzato della ex Lidia) in Rete, potrebbe averlo tratto in inganno con il pretesto dell’appuntamento al buio. «Amore ci dividono solo poche ore», scriveva la presunta interlocutrice. E ancora: «Amore sei già sul treno?». Adesso c’è anche un altro punto fermo: Mannina arrivò davvero a Rimini la sera del 28 febbraio e dal suo telefonino inviò un ultimo messaggio: «Sono arrivato, sto uscendo dalla stazione». Chi trovò ad attenderlo? Di certo non la fidanzata di Dritan, all’oscuro di tutto. Da quel momento di Mannina non c’è più traccia. Il suo cellulare, come detto, ricomparirà a Mozzate, tra le mani di Dritan. Che fine ha fatto l’ex di Lidia? Si fa largo il sospetto che il diabolico piano dell’assassino, ora trasferito nel carcere di Como, fosse quello di far “sparire” Mannina e far ricadere i sospetti su di lui. Per ricostruire gli spostamenti e i contatti di Dritan in quei giorni “chiave” ieri i carabinieri hanno interrogato lo zio di Dritan, pescatore, residente a Rimini, come persona informata sui fatti. «Non sapevo le sue intenzioni, avrei cercato di fermarlo». La sua auto, utilizzata per la spedizione in Lombardia, è stata posta sotto sequestro (mercoledì è previsto l’accertamento per rilevare le impronte all’interno). Gli investigatori sembrano dare credito, intanto, alla fidanzata riccionese (ormai ex) di Dritan. Lei accompagnò il pasticciere in «una gita fuori porta» a Mozzate senza sapere il vero scopo del viaggio. Racconta che con loro c’era c’era un terzo uomo: «Non so chi fosse, parlava solo albanese». «Ero da solo», sostiene il killer, difeso dall’avvocato Massimiliano Orrù.

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