RIMINI

Rimini, clandestino “salvato” da unione civile. Arrestato, ma non potrà essere espulso

Il cittadino marocchino scelse l’espulsione per non scontare una condanna ed è invece rientrato in Italia

di ANDREA ROSSINI

19/09/2018 - 10:07

Rimini, clandestino “salvato” da unione civile. Arrestato, ma non potrà essere espulso

RIMINI. Si presenta all’Ufficio immigrazione della questura con il contratto di convivenza stipulato in un comune dell’entroterra con la sua compagna italiana, ma invece di ottenere il permesso di soggiorno richiesto viene arrestato con l’accusa di aver fatto il reingresso in Italia da clandestino. Detta così il protagonista della vicenda, un ventinovenne marocchino, potrebbe passare da ingenuo: non è detto invece che sia proprio lui a saperla lunga. Per la legge italiana, infatti, è un “clandestino”, ma grazie all’unione civile con la donna italiana - nonostante l’arresto la condanna e il carcere - non potrà più essere espulso. Una “pacchia”? Si vedrà. Di certo lo straniero ha dalla sua una giurisprudenza recente e consolidata. Per essere rimandato nella sua patria d’origine gli agenti dovranno dimostrare che l’unione contratta dopo il reingresso è fittizia o che la convivenza sia fasulla. Insomma a “cacciarlo” potrà essere la compagna più che lo Stato.

Nella sua prima “vita” in Italia si distinse, per quanto giovanissimo, come spacciatore. Condannato per droga nel 2009 nelle Marche, e coinvolto in una seconda inchiesta sempre legata alle sostanze stupefacenti, per evitare il carcere scelse la strada alternativa dell’espulsione, come sanzione sostitutiva della pena, accompagnata però dal divieto di reingresso per un periodo non inferiore a dieci anni.

Dopo poco più quattro anni lo straniero tenta di rientrare in Italia, ma viene bloccato a a Taranto e rispedito indietro.

Evidentemente non si rassegna perché, passando dalla Spagna, dove ottiene una carta di soggiorno, rientra sempre clandestinamente in Italia, presumibilmente nel 2015. Più di recente, intanto, cambia la normativa e il patto dei “dieci anni” senza reingresso si dimezza: bastano cinque anni, ma il provvedimento non vale per lui (ma il suo avvocato darà battaglia anche sul punto) e ne è talmente consapevole che prima di chiedere il permesso si fa forte dell’unione civile. Ieri, infine, il marocchino è comparso davanti al giudice: condannato a sei mesi per il reingresso è rimasto in cella solo per scontare il residuo pena della vecchia condanna, divenuta definitiva nel 2017. Quando, a breve, tornerà in libertà sarà ancora un clandestino, ma non potrà più essere espulso.

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