RIMINI

Il mistero del cadavere nel fosso a Rimini: «Temo che si tratti di mio figlio»

Si fa avanti, con altri immigrati, il padre di un 26enne che non dà più notizie di sé

di ANDREA ROSSINI

11/09/2018 - 10:33

Il mistero del cadavere nel fosso a Rimini: «Temo che si tratti di mio figlio»

RIMINI. C’è una segnalazione che potrebbe portare all’identificazione del giovane immigrato dalla pelle scura ritrovato morto venerdì scorso in un fosso di scolo nelle campagne di San Giovanni in Marignano. Si sono fatti avanti con i carabinieri di Riccione degli immigrati che raccontano dell’improvvisa scomparsa di un loro connazionale, arrivato di recente in Italia. Nessuno di loro ha più notizie di lui da qualche settimana. Anche il padre ha perso i contatti e teme che possa essergli accaduto qualcosa di brutto. «Quel ragazzo potrebbe essere mio figlio». Si tratterebbe di un giovane di 26 anni, ma anche questa è ancora un’ipotesi anche perché i “denuncianti” non ricordano la catenina rimasta al collo del cadavere. Il genitore del giovane si è reso disponibile al prelievo del Dna per un confronto con quello del povero sconosciuto. Si spera che l’autopsia, disposta dal pm Paolo Gengarelli che coordina le attività degli investigatori del Nucleo operativo dei carabinieri di Riccione, possa sciogliere almeno alcuni enigmi. A partire dalle cause della morte prematura.

Il cadavere è stato trovato venerdì pomeriggio in un canale di scolo a San Giovanni in Marignano ai bordi di una strada di campagna, stretta e asfaltata (via Montalbano) a due passi dall’ingresso del centro ippico «Horses Riviera Resort». Lo stato di decomposizione e non è facile avanzare ipotesi sulla data della morte. Qualcuno parla di non più di tre settimane: gli accertamenti dei carabinieri hanno infatti permesso di mettere un primo punto fermo: un addetto alla manutenzione stradale assicur, infatti, che il 14 agosto, ultimo taglio dell’erba ai lati della carreggiata, il corpo non c’era. In attesa dei riscontri scientifici e di laboratorio affidati al medico-legale Gianni Guadagnini non resta che affidarsi alla pubblicazione foto della catenina d’argento, l’unico “segno” distintivo, nella speranza che qualcuno possa riconoscerla e attribuirla al nome del possessore.

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