RIMINI

Aggressione in strada a Rimini per rubare il Rolex, in manette due fratelli, uno ha 15 anni

Arrestato per tentata rapina anche un terzo giovane. All'ospedale due trentenni, uno di Faenza, l'altro di Imola

di ANDREA ROSSINI

20/08/2018 - 11:37

Aggressione in strada a Rimini per rubare il Rolex, in manette due fratelli, uno ha 15 anni

RIMINI. «Spavento e stupore ecco quello che ho provato: e posso ritenermi fortunato perché al mio amico è andata anche peggio, costola rotta e naso spaccato. Non tornerò mai più a Rimini di sera». È ancora sotto choc il trentenne operaio di Faenza aggredito l’altra notte sul lungomare di Rimini da tre ragazzi, uno dei quali poco più che bambino, successivamente individuati e arrestati dalla polizia con l’accusa di rapina aggravata. Si tratta di tratta di L.S, 20 anni e di due fratelli di 19 anni (E.D. le iniziali) e di 15 anni: originari di Napoli, vivono a Rimini con le rispettive famiglie. Volevano rubare il Rolex da seimila euro al polso dell’altro aggredito, un operaio trentenne di Mordano, nell’Imolese. Lo hanno picchiato a sangue senza riuscire a strappargli l’orologio, ma sono scappati con la sua fede nuziale e con il suo portafogli (la refurtiva non è stata recuperata: se ne sono disfatti durante la breve fuga).

I due trentenni erano arrivati a Rimini per l’addio al celibato di un amico comune, forlivese. «Abbiamo cenato tutti in gruppo al Bounty e poi siamo andati a recuperare le rispettive automobili per continuare la serata in discoteca - racconta il faentino - quando siamo stati aggrediti alle spalle: non ho mai vissuto niente di simile, non riuscivo a capire il perché di tanta violenza». Sono all’altezza dello stabilimento balneare 23 a Marina Centro, quando lui vede «volare un casco» che si abbatte sul volto dell’amico. In due gli sono addosso e si accaniscono contro di lui. «Erano invasati, ubriachi: non riuscivo a capire neppure che volevano rapinarci. Avevo il cellulare in mano, ma il terzo mi ha afferrato da dietro e buttato a terra». Il faentino, che ha il volto segnato, ha avuto dodici giorni di prognosi, l’imolese ventidue (salvo complicazioni). Picchiati a sangue fino a quando l’attenzione dei passanti li ha convinti a scappare. Nel frattempo, da un albergo, era partita la segnalazione alla polizia. La caccia degli agenti delle Volanti si è conclusa davanti all’Hotel Mercury: il terzetto si era nascosto dietro a un cassonetto. Uno si era disfatto della maglia sporca del sangue dei due trentenni. Tutto inutile. «Non sapete chi siamo noi - ha urlato il diciannovenne scagliandosi contro i poliziotti -: ve la faremo pagare: abbiamo amici nella camorra». Per lui è scattata anche l'accusa di resistenza e minacce a pubblico ufficiale. Sia lui sia l’altro maggiorenne sono stati accompagnati nel carcere dei Casetti a Rimini, suo fratello minore è stato trasferito nel carcere minorile “Pratello” di Bologna.

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