RIMINI

Picchia e insulta il marito: "è gay". Condannata cassiera 51enne

Un anno e quattro mesi per i maltrattamenti fisici e psicologici al 54enne. Insinuato il dubbio sulla sua omosessualità anche ai figli

23/07/2018 - 10:50

Picchia e insulta il marito: "è gay". Condannata cassiera 51enne

RIMINI. Maltrattamenti psicologici con insinuazioni su una presunta omosessualità ma anche fisici, schiaffi, calci, e soprattutto quelle frasi infamanti ripetute anche davanti ai figli per screditare il padre. Una vera e propria diffamazione secondo il giudice che ha condannato la donna, una cassiera 51enne, a un anno e quattro mesi di reclusione, pena sospesa, sia per maltrattamenti che, appunto, per diffamazione. All’uomo, 54enne, una provvisionale di settemila euro a titolo di risarcimento.

I due, genitori di due figli, erano stati sposati dal 1988 al 2010; la donna, stando al capo di imputazione, nella fase della separazione, indispettita dall’indifferenza dell’uomo che non le riservava più alcuna attenzione, avrebbe insinuato più volte, sia in giro (amici, parenti, vicini) sia davanti ai figli, e usando termini dispregiativi, che lui fosse omosessuale (è difesa dall’avvocato Massimo Cerbari). Offese, ma anche schiaffi, calci e pugni. Per non parlare di quando in casa volavano padelle e bicchieri. L’imputata, sentita come testimone, aveva negato le aggressioni fisiche e spiegato che le ingiurie erano reciproche e frutto dell’esasperazione per un rapporto che non funzionava più. Nel capo di imputazione si fa anche esplicito riferimento a una circostanza nella quale lei rincarò la dose nei confronti del marito, spesso screditato agli occhi dei figli. Arrivò a dire ai ragazzi che se il padre riservava loro tante attenzioni e tanti bei regali, in occasione del Natale, forse c’era da pensare che fosse «interessato sessualmente» a loro. Frasi dettate dal rancore che non potevano non ferire la sensibilità del resto della famiglia. Il marito ha sempre respinto i sospetti della moglie a proposito della sua presunta omosessualità, una voce diffusa, a suo avviso, per diffamarlo. Stufo dei “maltrattamenti” psicologici, e forte di un paio di certificati medici per le presunte aggressioni fisiche, l’uomo, assistito dall’avvocato Tiziana Casali come parte civile e dall’avvocato Lucia Morri nella causa di separazione, denunciò la donna. Nel 2011 ottenne l’annullamento del matrimonio.

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