RICCIONE

Nascose i soldi al fisco, condannato il gioielliere Verni

Due anni e sei mesi all'antiquario. Un anno la pena inflitta alla moglie

14/07/2018 - 12:34

Nascose i soldi al fisco, condannato il gioielliere Verni

Alberto Verni con la moglie Sandra Cordella

RICCIONE. Due anni e sei mesi di reclusione. È la pena inflitta dal Tribunale di Rimini al riccionese Alberto Verni, 69 anni, noto gioielliere e antiquario, titolare di tre esclusivi negozi tra Riccione e Cortina d’Ampezzo. Cadute in aula le accuse più gravi (dall’associazione per delinquere alla corruzione) e chiusi i conti con il fisco (ha pagato un milione di euro all’Agenzia delle entrate di Belluno nell’ambito di un concordato giudiziale che ha rallentato il procedimento penale) è stato ritenuto responsabile di concorso nella rivelazione di segreto d’ufficio, mendacio bancario, presentazione di false fatture e della costituzione di un fondo patrimoniale che avrebbe dovuto fare da scudo alle eventuali pretese del fisco (era difeso dall’avvocato Alessandro Petrillo, il pm Luca Bertuzzi aveva chiesto tre anni e otto mesi). Condannata a un anno anche la moglie Sandra Cordella, per la sola storia del fondo (era difesa dagli avvocati Petrillo e Monica Rossi). Un anno di reclusione anche al maresciallo delle Guardia di finanza Antonio Morlino, 53 anni, all’epoca in servizio alla Compagnia di Fano (difeso dall’avvocato Moreno Maresi). Per il sottufficiale, nel frattempo sospeso dal servizio, nel dibattimento non è emersa la prova della presunta corruzione, ma è rimasto il reato di rivelazione di segreto d’ufficio (condannati anche il collaboratore fanese, collaboratore e socio di fatto nella gestione di cinque centri estetici tra Riccione, Pesaro, Fano e Calcinelli di Saltara (Pesaro) e un bancario pesarese.

Secondo l’accusa Verni (che nel 2009 dichiarava redditi personali per soli 6.300 euro e societari per 11.700 euro) aveva trasferito guadagni in nero a San Marino attirando su di sé l’interesse delle fiamme gialle. In parallelo era partita anche, durante il commissariamento Carim, una segnalazione della Banca d’Italia sulla concessione di finanziamenti anomali. Gli accertamenti della Guardia di finanza consentirono agli inquirenti di scoprire un complesso intreccio societario ideato, secondo l’accusa, per sottrarre a tassazione i redditi delle gioiellerie e dei centri wellness.

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