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RIMINI

«In mano alle banche». Imprenditore assolto dall’evasione fiscale

Sauro Nicolini è scoppiato in lacrime durante la sua deposizione: non avevo possibilità di evadere

di ANDREA ROSSINI

16/05/2018 - 17:21

«In mano alle banche». Imprenditore assolto dall’evasione fiscale

RIMINI. Evasione fiscale per più di tre milioni di euro: l’imprenditore colpito irrimediabilmente dalla crisi dell’edilizia e finito in mano alle banche viene assolto dal giudice Raffaele De Florio. L’imputato, Sauro Nicolini, ex presidente e legale rappresentante della Cmv, è difeso dall’avvocato Carlo Alberto Zaina.

Il capo d’imputazione riguardava cinque vicende, riunite in un unico fascicolo giudiziario, che coinvolgeva la holding del Gruppo Cmv. Per due anni all’imprenditore veniva contestato il mancato versamento dell’Iva per una somma complessiva di circa tre milioni e mezzo di euro. Una maxi evasione fiscale . Il processo aveva avuto inizio nel settembre 2015 (l’accusa aveva chiesto un anno e dieci mesi). Tra i testimoni sono sfilati il rappresentante dell’Agenzia dell’entrate, ma anche alcuni dipendenti tra cui la segretaria e l’advisor aziendale.

Secondo la difesa il pool di banche che si era formato per sostenere la holding del Gruppo (attorno alla quale ruotavano 54 aziende) con una linea di credito funzionale a mantenere in piedi la società, priva di liquidità, con una minima redditività nell’attesa di vendere gli immobili che formavano il proprio capitale. In pratica Nicolini ha sostenuto di essersi trovato in mano alle banche e senza una vera autonomia di scelta anche perché gli stessi istituti di credito avevano piazzato degli uomini chiave a consigliarlo. Gli sarebbero stati presentati, a fronte di finanziamenti sempre più ridotti degli stringenti piani di spesa ai quali si sarebbe attenuto per evitare (o nel suo caso, procrastinare il crac): piani che non prevedevano il pagamento delle tasse. Una difesa che è anche una sorta di atto di accusa nei confronti delle banche che lo finanziavano. L’unico pagamento fatto a Equitalia, di un milione di euro, fu fatto di fronte alla prospettiva di un maxi-pignoramento che gli avrebbe fatto chiudere bottega anzitempo. Nicolini, scoppiato in lacrime durante la sua deposizione, ha sostenuto quindi di non aver avuto né la volontà né la possibilità di evadere il fisco in quanto negli anni presi in considerazione (2010-2012) non era più lui a scegliere la destinazione di somme che lui non aveva e otteneva in prestito solo a determinate condizioni.

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