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RIMINI

Evade dai domiciliari per amore dei figli. «Lavorando in carcere posso aiutarli»

Si costituisce dai carabinieri che l’arrestano, ma il giudice la assolve con formula piena

di ANDREA ROSSINI

16/05/2018 - 17:17

Evade dai domiciliari per amore dei figli. «Lavorando in carcere posso aiutarli»

RIMINI. Una donna di quarantasei anni evade dagli arresti domiciliari e si costituisce ai carabinieri della stazione più vicina con l’intenzione di tornare in cella. «I miei figli grandi non mangiano: in carcere mi danno la possibilità di guadagnare qualcosa con i lavoretti interni e in quel modo avrò la possibilità di aiutarli». Arrestata per evasione, ieri mattina, l’imputata (difesa dall’avvocato Maria Rivieccio) è comparsa davanti al giudice Raffaele De Florio al quale ha raccontato la motivazione che l’ha spinta a infrangere il divieto di lasciare l’abitazione che si trova attualmente. Il processo con rito direttissimo si è concluso con l’assoluzione della signora con la formula più ampia. Per conoscere il ragionamento del giudice bisognerà aspettare le motivazione: è possibile che nell’atteggiamento della donna non abbia letto la “volontà” di commettere il reato. A muoverla era l’amore per i due figli maggiori che svolgono lavoretti saltuari e attualmente si trovano in cattive acque.

La quarantaseienne si trova agli arresti domiciliari (deve scontare una pena per un traffico internazionale di droga, il marito è stato condannato a sedici anni) nella villa di un facoltoso professionista di cinquantasei anni che funge da “affidatario” degli altri figli della donna, ancora minorenni. L’uomo e il resto della sua famiglia, animati dalla generosità e dall’intenzione di ricambiare la fortuna che hanno avuto nello vita, hanno aperto le porte della loro casa alla madre e ai suoi ragazzi più piccoli, ma non possono accogliere anche gli altri due che, ormai maggiorenni, hanno la responsabilità di pensare a se stessi da soli. A volte però si trovano così in difficoltà da dover essere ospitati per avere almeno un pasto caldo. L’affidatario non ha niente in contrario, ma ha fatto presente alla madre che non possono limitarsi a ricordarsi di lei solo quando hanno bisogno di mangiare. Per poi andarsene una volta sazi. «Dovrebbero rimanere qui a farti un po’ compagnia, dimostrarti un po’ di gratitudine». Un discorso ragionevole, in nome del rispetto che lei deve a se stessa e che anche i figli “grandi” dovrebbero avere nei confronti della madre. Lei, però, sapendo che i suoi figli piccoli possono contare su una famiglia davvero generosa e speciale, all’insaputa del professionista, è evasa con l’idea di farsi arrestare, tornare in carcere, e una volta lì dentro, darsi da fare per aiutare i due maggiorenni. Un sacrificio “bocciato” dal giudice e dal buon senso.

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