RIMINI

Il Comitato: «No alle aree nomadi, pronti al referendum»

La replica della vice sindaca: fate pure, ma la consultazione abrogativa non è possibile

06/05/2018 - 11:34

Il Comitato: «No alle aree nomadi, pronti al referendum»

RIMINI. La battaglia contro le aree nomadi lascia le piazze e chiama in causa le urne. Il comitato “ProRimini” non esclude infatti il ricorso al referendum abrogativo, qualora il Comune intenda chiudere il campo di via Islanda distribuendo sei famiglie in cinque microzone distribuite nei quartieri. La replica: il referendum abrogativo non è previsto.

“Abroghiamo tutto”

Allora. La posizione del comitato “ProRimini” è ben nota: la soluzione delle microaree non piace e non è utile all’integrazione, riproducendo in piccolo l’esperienza di via Islanda. Ragione per cui se l’amministrazione ha intenzione di andare avanti, il comitato cittadino si «riserva di promuovere un referendum abrogativo».

Le certezze di “ProRimini” vengono subito smantellate dalla vicesindaca Gloria Lisi. «Nel regolamento comunale non è previsto l’istituto del referendum abrogativo. Se il comitato anti sinti, pardon ProRimini, decidesse mai di contestare legalmente un provvedimento amministrativo approvato, potrà farlo secondo l’iter previsto dalla legge. Referendum abrogativo, però no».

“Tutte spese inutili”

Le considerazioni del comitato chiamano in causa le spese («costi abnormi») a carico della collettività (dai 10 ai 20mila euro a casetta, più tutto quello che servirà per approntare i servizi) e sul piatto della bilancia mette la Tari che cresce, la tassa sui passi carrai, l’assistenza domiciliare agli anziani aumentata.

«Prima che iniquo – aggiunge ProRimini – risulta offensivo per gli altri 1.200 cittadini riminesi in fila per una casa popolare e per tutti i cittadini che allorquando chiedono di ricevere utenze, pagano sostanziosi contributi di allaccio».

Forti dubbi sono poi legati al regolamento con il quale Palazzo Garampi intende governare il rapporto con le famiglie Sinti: canone mensile, bollette, figli che devono andare a scuola, numero di persone all’interno della casetta.

«Considerando che buona parte dei soggetti beneficiari di questo progetto sono già seguiti dai servizi sociali di cui Gloria Lisi è titolare, non cambierà assolutamente nulla nel caso non dovessero rispettare il contratto che verrà loro sottoposto, perché nel caso dovessero essere buttati fuori, chi si occuperebbe di loro se non l’assessore Lisi?».

«Un pregiudizio»

Bloccato sul nascere il vento del referendum, la vicesindaco replica anche sulla pressione fiscale. «La Tari a Rimini è fra le più basse dei Comuni capoluogo in Emilia Romagna, la tassa sui passi carrai è applicata da oltre la metà dei Comuni in Italia». E così via.

Detto questo. «Mi pare che dalle righe del Comitato emerga un pregiudizio discriminatorio in quelli che vengono rappresentati come approfittatori, indegni di qualsiasi tipo di integrazione». Le argomentazioni di ProRimini per la Lisi sono solo il «solito elenco di luoghi comuni, pregiudizi e inesattezze per bloccare l’attuazione di una legge regionale mirata all’integrazione, dando l’impressione di essere neutrali».

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