La battaglia giudiziaria

Casa dei pescatori, doccia fredda I giudici: irregolare, va demolita

Dopo la bocciatura del Tar, il consorzio Linea Azzurra si è rivolto al Consiglio di Stato «Impianto produttivo permanente in totale assenza di permesso a costruire»

13/04/2018 - 10:43

Casa dei pescatori, doccia fredda I giudici: irregolare, va demolita

rimini

La casa dei pescatori è abusiva, costruita senza permesso, va quindi abbattuta. Lo stabilisce il Consiglio di Stato, nell’ultimo round legale fra il Comune e il consorzio Linea Azzurra. Nel botta e risposta giudiziario, la settimana scorsa è stato respinto l’appello cautelare, successivo a un analogo diniego del Tar. Nell’ordinanza il Consiglio di Stato fa chiaramente riferimento a un «impianto produttivo permanente in totale assenza di permesso a costruire».

Allora. Quasi 500 metri quadrati da demolire, perché considerati degli abusi edilizi. Si tratta della “casa” del consorzio Linea Azzurra, dei pescatori che hanno base al porto, in Largo Boscovich, nelle cui banchine le loro barche attraccano e dove sono presenti anche le strutture della “base operativa”. Un’area piuttosto ampia, finita al centro dello scontro. Stiamo parlando di quattro manufatti con struttura portante in ferro e copertura in telo in pvc per un totale di quasi 200 metri quadri. Altri quattro container da 170 metri quadrati complessivi. E ancora: oltre cento metri quadrati di prefabbricato in pannelli coibentati; una struttura in ferro a due piani; un ulteriore manufatto con tamponamenti in lamiera.

Una situazione sulla quale è intervenuta l’amministrazione, con un controllo della polizia municipale, e la successiva ordinanza di demolizione della parte dell’area considerata non in regola perché non autorizzata in quanto le opere contestate sarebbero sprovviste di titolo edilizio. E da lì è scattato il braccio di ferro con il Comune, con tanto di ricorso al Tar. Il Tar, però non solo ha respinto la richiesta ma ha condannato il consorzio a pagare 3mila euro al Comune, che si è costituito in giudizio.

Un colpo durissimo per Linea azzurra, che fino a poco tempo fa aveva una flotta di dieci barche, dava lavoro a un centinaio di persone, grazie a pesca, lavorazione e vendita del pesce.

Il Comune ha però più volte ribadito la «piena disponibilità nel portare avanti con categorie e operatori il progetto autorizzato più ampio di sviluppo e valorizzazione dell’area portuale, incluse le strutture funzionali a un’attività strategica come la pesca».

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