RIMINI

Fa pipì nel vaso del dirimpettaio: ristoratore multato per 10mila euro

La sanzione congelata dal ricorso al prefetto. La querelle procede davanti al giudice di pace

di ENRICO CHIAVEGATTI

13/03/2018 - 12:06

Fa pipì nel vaso del dirimpettaio: ristoratore multato per 10mila euro

RIMINI. Il vaso di una pianta confinante tra i loro due locali, usato come latrina solo perché, giura l’accusato che si è visto infliggere dal prefetto una multa da 10mila euro per atti osceni in luogo pubblico (sanzione congelata dal ricorso presentato), i bagni del dirimpettaio gli erano stati vietati. È il casus belli della causa che contrappone davanti al giudice di pace due noti ristoratori riminesi. L’imputato, difeso dall’avvocato Mattia Lancini, deve rispondere delle accuse di diffamazione e minacce. Dall’altra parte della barricata la parte civile (rappresentata dall’avvocato Alessandro Pierotti) che non era presente al momento dei fatti contestati ed ha sporto querela dopo aver sentito il racconto dei dipendenti presenti.

Alba di fuoco

L’imputato, chiuso il proprio locale, aveva deciso di andare a bere qualcosa dal vicino inseme alla fidanzata ed alcuni amici. Stando alla denuncia della presunta parte lesa che ricordiamo in quel momento non era presente, il collega senza una ragione plausibile, avrebbe reagito in malo modo dando in escandescenze verbali all’osservazione ricevuta da un cameriere. Parole sempre più pesanti, farcite con commenti molto poco lusinghieri verso i proprietari del locale che sarebbero stati accusati, stando alle testimonianze riferite dal personale, di commettere reati molto gravi come lo spaccio di droga e favorire la prostituzione. A questo punto, sempre secondo il querelante, il personale della sicurezza del locale lo aveva invitato ad andarsene. La risposta, sarebbe stata “minacciosa”: «Da me vengono a mangiare molti poliziotti», avrebbe tuonato l’imputato «ve lo faccio vedere io cosa vi succede stavolta».

Bisogno fisiologico

Prima di andarsene fece quindi richiesta di andare in bagno. Il locale però era di fatto già chiuso. Per cui scelse, questa la sua difesa, di fare pipì in un vaso all’esterno. In realtà, sostiene il querelante, la minzione sarebbe avvenuta con ben altre modalità e dopo che il ristoratore cacciato si era calato pantaloni, slip ed aveva “giocato” con l’organo genitale (da qui la contestazione degli atti osceni che non è più reato). Prossima udienza il 19 ottobre.

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