Venerdì 30 Settembre 2016 | 17:10

CARCERE DEI CASETTI

Agente penitenziario aggredisce ispettore

Oltre alla denuncia potrebbe scattare il provvedimento disciplinare. Il Sappe: «A Rimini tensioni da tempo e il personale è lasciato da solo»

Agente penitenziario aggredisce ispettore

RIMINI. Erano da soli in quel momento, la tensione è degenerata e il litigio è finito male: tanto che alla fine si parla di un assistente della polizia penitenziaria che ha aggredito un ispettore. E’ quanto sarebbe successo, il giorno di Natale, intorno alle 15, all’interno del carcere dei Casetti.

E’ lì, al primo piano della caserma dell’istituto, che sarebbe avvenuto il fatto, in cui al culmine di uno scontro con una escalation di urla e attacchi rimasti fino a quel momento solo verbali, uno dei due litiganti sarebbe passato ai fatti sferrando all’altro un violento calcio all’altezza del coccige.

Il colpo avrebbe provocato degli effetti non da poco: l’ispettore, una volta andato in infermeria, è stato sottoposto alle cure dei medici che avrebbero riscontrato una frattura e avrebbero giudicato le ulteriori lesioni e ferite guaribili in 30 giorni.

Un episodio, questo avvenuto nei giorni scorsi, da cui dovrebbe scaturire non solo una denuncia penale per lesioni ma anche un procedimento amministrativo a carico del presunto aggressore.

Ma non è finita qui. Anche perché a denunciare l’accaduto è stato il sindacato del Sappe, che già di diverso tempo denuncia una situazione all’interno del carcere di Rimini. «Questa volta per fortuna - chiariscono Giovanni Battista Durante, segretario generale aggiunto, e Francesco Campobasso, segretario regionale - l’episodio non si è concluso in tragedia, ma dobbiamo sottolineare come certi fatti sembrano annunciati da mesi e anni di tensioni e conflitti non risolti da un’Amministrazione completamente assente e priva di iniziativa a tutela del personale di polizia penitenziaria». L’accusa del sindacato non si arresta qui: «L’Istituto di Rimini è ormai da tempo senza un direttore a tempo pieno, così come Bologna, Ferrara e Forlì. Il personale è lasciato da solo ad affrontare problemi sempre più difficili, che possono anche sfociare in situazioni conflittuali che richiederebbero interventi adeguati da parte dei vertici».

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