RIMINI

Tolto il cartello nazista dall'officina ma in Rete posta slogan fascisti

Subissato dalle telefonate il titolare dell'officina che aveva esposto "Arbeit macht frei" cede e lo toglie

24/01/2018 - 11:23

Tolto il cartello nazista dall'officina ma in Rete posta slogan fascisti

RIMINI. Travolto dalle critiche e da un’ondata di sdegno, ieri mattina ha ceduto e ha tolto il cartello della vergogna: “Il lavoro rende liberi”. In tedesco: “Arbeit macht frei”. Le stesse parole che i prigionieri erano costretti a leggere quando entravano nel Lager di Auschwitz. Alessandro Bertuccioli ha liberato il portone dell’autofficina in via Popilia dall’orrore della storia, non certo come ha sostenuto, dallo slogan «più bello che si possa usare in un ambiente di lavoro».

«Ho ricevuto decine di telefonate, centinaia di messaggi, da tutta Italia – ha detto ieri – l’ho tolto il cartello, non riuscivo più a lavorare».

Il Comune l’ha invitata a partecipare alle iniziative del Giorno della memoria, ci andrà? «Vorrei chiudere qua questo episodio».

“Non lo sapevo”

Il meccanico due giorni fa disse: sono nato nel 1979, non ho studiato, non conosco la storia, non sapevo il significato di quella frase, neppure del Giorno della memoria. «Una disinvoltura penosa e imbarazzante – ha replicato Palazzo Garampi –. Lo sanno anche gli alunni delle elementari che nel 2000 il Parlamento ha dichiarato il 27 gennaio, giorno della liberazione di Auschwitz, il Giorno della memoria, istituendo per legge una giornata in cui è d’obbligo ricordare la tragedia incommensurabile di oltre un milione di italiani fra ebrei, deportati civili e politici e soldati che vissero sofferenze indicibili sotto il nazismo e che in quei campi di concentramento in cui era esposta la scritta Arbeit macht frei, furono torturati umiliati, disumanizzati e spesso uccisi».

Non solo. «Ci dispiace molto che nella sua vita di ragazzo e di adulto, questo signore non abbia mai avuto una possibilità di ricevere il dono della trasmissione della memoria, quella memoria dei crimini della guerra e delle atrocità perpetrate su milioni di innocenti di cui in ogni famiglia si parla o si dovrebbe parlare. Così come ci dispiace che nessuno dei suoi clienti si sia mosso per fargli notare l’indicibile sfregio di quella scritta».

Slogan e simboli

Bertuccioli ha ribadito di non conoscere il significato della frase esposta nei lager. Però è difficile credere alla lontananza dalla simbologia fascista e nazista. È sufficiente entrare nella sua pagina Facebook per incontrare slogan come “Boia chi molla”, oppure “Credere, obbedire, combattere”. Si trova anche la foto di una Croce di ferro, griffata “Reich Store”. Ci sarebbe anche una singolare comparazione fra una croce cristiana e una croce uncinata, dove la prima sarebbe il simbolo di «massacri e persecuzioni» e la seconda il «simbolo del nazismo». Mettiamola così: l’invito del Comune per il Giorno della memoria è sempre valido.

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