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RIMINI

Vende droga al clan dei casalesi: imprenditore condannato a nove anni

Cade l'accusa associativa e viene esclusa l'aggravante mafiosa, ma c'erano contatti con la camorra

di ANDREA ROSSINI

13/01/2018 - 15:52

Vende droga al clan dei casalesi: imprenditore condannato a nove anni

RIMINI. Non esisteva ancora un’associazione strutturata, né l’intenzione di agevolare o finanziare l’attività della camorra, ma è provata invece la fitta attività di “collaborazione” dei principali imputati con il clan dei Casalesi che aveva bisogno di reperire fuori piazza eroina e kobret, una sostanza derivante dalla scarti di oppiacei, da smerciare in Campania. È la prima interpretazione della sentenza del Tribunale di Rimini (presidente Silvia Corinaldesi, giudici Benedetta Vitolo e Manuel Bianchi) emessa ieri pomeriggio che ha condannato otto imputati per una serie di episodi di spaccio, ma li ha assolti dal reato associativo e ha escluso, nei casi nei quali era contestata l’aggravante del contesto mafioso. Il processo riminese è l’ennesima costola, quella relativa alla droga, delle inchiesta della Dda (antimafia) “Vulcano” e “Titano” sui tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata sulla riviera adriatica e a San Marino. Un fatto accertato in altre sentenze e confermato, al di là dei “distinguo” giuridici (le motivazioni sono attese entro novanta giorni), anche dal verdetto di ieri.

Francesco Agostinelli, imprenditore originario di Urbino, nome ricorrente nelle carte della magistratura, è stato condannato a nove anni di reclusione; Francesco Sinatra a nove anni e sei mesi; la sua ex compagna Laureta Lufo a sei anni e sei mesi; Mario Lavarazzo a sei anni (l’uomo in altre indagini è stato considerato il cassiere del clan dei Casalesi, in una intercettazione si lascia intendere fosse addirittura lui per un certo periodo a preparare le buste paghe degli affiliati detenuti in carcere); Massimo Venosa a due anni e sei mesi; Salvatore Venosa a un anno e otto mesi; Roberto Bellarosa a un anno e tre mesi e Guido Montebelli a un anno. Sia Klodian Rakipi, sia Roberto Santirocco sono stati invece assolti. La gran parte degli episodi di spaccio contestati, tra i quali una partita da cinque chili, riguarda droga “parlata”. Agostinelli, fino ad allora un insospettabile, e Sinatra finirono in manette ad opera dei carabinieri di Riccione, il 4 febbraio 2011 in un blitz che fece da prologo alle successive operazioni antimafia in riviera. Non si trattava di un controllo casuale, tanto che fu proprio allora che i carabinieri sequestrarono loro parte della documentazione che riguardava il presunto riciclaggio di una Ferrari e di cinque villette al confine con San Marino. Di fatto quell’arresto per droga, in apparenza casuale, chiuse l'attività pubblica dell'imprenditore, esperto di investimenti, che fino a quel giorno si permetteva di affittare un intero teatro per i suoi eventi chiamando personaggi di primo piano del mondo della canzone. Molti dei traffici ruotavano attorno a un bar di Riccione: per ordinare droga si parlava di “spiedini”, ma si chiedeva anche se c’era del “capitone”.

La trappola per Agostinelli e Sinatra scattò all'interno di un'abitazione. In quel caso l'atteso “riscontro” fu positivo: furono sequestrati mezzo chilo di droga e una pistola.

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