RIMINI

Sbeffeggia tre presunti fannulloni: imprenditore alla sbarra per mobbing

Per un mese intero a stipendio pieno li voleva seduti a non fare nulla al centro del suo ufficio

di ENRICO CHIAVEGATTI

10/01/2018 - 13:19

Sbeffeggia tre presunti fannulloni: imprenditore alla sbarra per mobbing

RIMINI. Ha deciso che quei tre dipendenti erano dei fannulloni, degli scansafatiche, sempre in ritardo, buoni solo a presentare certificati medici con cui giustificavano le loro ripetute assenze per malattia. Per questo il titolare di una importante ditta di autotrasporti del Riminese che al proprio servizio conta un’ottantina di dipendenti, con un’azione da lui definita «puramente dimostrativa», ha deciso di sollecitare in un modo alquanto “bizzarro” e sicuramente antisindacale, l’orgoglio dei tre presunti lavativi.

Il fattaccio

Succede così che il lunedì mattina convoca il terzetto nel suo ufficio dove al centro ci sono altrettante seggiole. Invita i dipendenti a sedersi e con parole, stando alla denuncia, decisamente poco diplomatiche, ha comunicato loro che da quel giorno e per tutto il mese l’unica mansione lavorativa sarebbe stata quella di restare seduti. «Siete degli scansafatiche», «su di voi non si può fare affidamento, così i vostri mille euro di stipendio ve li guadagnate qui, senza dare fastidio e problemi a me ed a nessun altro». Queste, parola più parola meno, le due delle frasi “tipo” più volte ripetute, in una stanza sempre più affollata. Allo “show-dimostrazione”, infatti, il padrone ha invitato a presenziare diversi altri colleghi. Ma quale orario di “lavoro” c’era da rispettare a braccia consente? Quello di tutti: dalle 8 alle 17.

Sindacati subito in campo

La bravata ha iniziato a scricchiolare già il giorno seguente. I tre presunti fannulloni (due italiani e uno straniero), infatti, sono andati dritti di filata dai sindacati per raccontare quante e quali vessazioni avevano dovuto subire 24 ore prima. Facile intuire la reazione dei loro rappresentanti. Meno, invece, quella del loro indiavolato datore di lavoro. Entrato nel suo ufficio, trovando le seggiole vuote, su ognuna ha appoggiato un cartello con la scritta «assente ingiustificato».

Denuncia e carte bollate

La risposta del terzetto non si è fatta nuovamente attendere. E dopo aver arricchito il racconto con i sindacalisti, hanno deciso di passare alle vie di fatto e lo hanno denunciato per ingiurie, minacce, violenza privata. Tutte accuse da cui il 50enne imprenditore si deve difendere, assistito dall’avvocato Piero Venturi, davanti al tribunale di Rimini dove il processo dopo per prime schermaglie, è stato rinviato al prossimo 9 luglio.

La querelle civile

L’atto dimostrativo non gli è costato solo il rinvio a giudizio, ma anche un consistente mucchio di bigliettoni. Tutti tre i dipendenti, infatti, lo hanno citato anche in sede civile, causa chiusa con un consistente risarcimento danni. Ultima annotazione: due dei “fannulloni” si sono licenziati. Un terzo, invece, continua ad essere alle sue dipendenze.

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