RIMINI

Estorsione ai dipendenti de "La Mulata". Il titolare assolto con formula piena

Vitali si commuove alla lettura della sentenza, due ex lavoratori rischiano la falsa testimonianza

di ANDREA ROSSINI

21/12/2017 - 16:08

Estorsione ai dipendenti de "La Mulata". Il titolare assolto con formula piena

RICCIONE. Secondo l’accusa i lavoratori del locale erano costretti ad accettare somme inferiori rispetto a quelle indicate nella busta paga, restituendo dei soldi nelle mani dei titolari, pena il licenziamento. Ieri, però, il processo si è concluso con l’assoluzione del ristoratore pesarese Paolo Vitali «perché il fatto non sussiste». L’imprenditore ha accolto il verdetto con il viso tra le mani, senza nascondere la propria commozione. Per lui è la fine di un incubo che andava avanti da cinque anni e gli è costato, all’epoca, un breve periodo di detenzione agli arresti domiciliari.

Difeso dagli avvocati Enrico Cipriani e Roberto Brunelli, il ristoratore si era sempre detto convinto di poter dimostrare la propria innocenza rispetto agli addebiti a lui contestati: estorsione “datoriale” e tentata estorsione ai danni dei propri dipendenti, lavoratori impiegati nel ristorante “La Mulata” di Riccione. Per le stesse identiche accuse il suo socio, un quarantenne originario della Repubblica Dominicana, nel giugno 2013 ha invece chiuso la sua partita con la giustizia patteggiando la pena, nel frattempo divenuta definitiva, di due anni e un mese di reclusione, davanti al giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Rimini. Si è trattato però di una scelta di economia processuale e non di ammissione di colpa a detta dell’interessato. Vitali e i suoi legali hanno affrontato il dibattimento e alla fine hanno avuto ragione (il pubblico ministero aveva chiesto la condanna dell’imputato a un anno e dieci mesi di reclusione). La gran parte delle parti offese individuate nel corso delle indagini dai carabinieri in aula non hanno confermato le versioni rese nel corso dell’inchiesta. Per due di loro (che non coincidono con le persone che si sono costituite parte civile senza ricevere alcun risarcimento) sono stati trasmessi gli atti in procura: rischiano adesso l’incriminazione per falsa testimonianza.

È stato escluso che l’imprenditore richiedesse con le minacce parte dello stipendio, mentre è emerso che esistevano degli accordi secondo i quali parte della retribuzione veniva versata in nero per essere poi “ricalcolata” come anticipo del Tfr al momento, magari, dell’assunzione a tempo indeterminato. Il “fuori busta”, spalmato nel tempo, compensava anche tredicesime e quattordicesime. Nel ricalcolo dei salari alla fine è risultato che i dipendenti avevano incassato complessivamente importi maggiori rispetto a quelli previsti dal loro contratto nazionale. «Abbiamo sempre confidato, nonostante una misura cautelare e il patteggiamento del coimputato - spiega l’avvocato Cipriani –nell’assoluzione, unica soluzione possibile. La sentenza riabilita appieno il nostro assistito. Aspetteremo le motivazioni della sentenza e vedremo il da farsi, anche rispetto all’ingiusta detenzione». Vitali è ancora socio del locale “La Mulata” e attivo nel mondo della ristorazione anche a Reggio Emilia.

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