IL PROCESSO

Picchia e dà del gay al marito: moglie indagata per maltrattamenti

In casa, stando al capo di imputazione, volavano anche padelle e bicchieri. Lei nega

Picchia e dà del gay al marito: moglie indagata per maltrattamenti

RIMINI. Con l’accusa di maltrattamenti familiari e diffamazione una cinquantenne cassiera è a processo per le presunte vessazioni nei confronti del marito.

La donna, stando al capo di imputazione, nella fase della separazione, indispettita dall’indifferenza dell’uomo che non le riservava più alcuna attenzione, avrebbe insinuato più volte, sia in giro (amici, parenti, vicini) sia davanti ai figli, e usando termini dispregiativi, che lui fosse omosessuale (è difesa dall’avvocato Massimo Cerbari).

Offese, ma anche schiaffi, calci e pugni. Per non parlare di quando in casa volavano padelle e bicchieri. L’imputata, sentita come testimone, ha negato le aggressioni fisiche e spiegato che le ingiurie erano reciproche e frutto dell’esasperazione per un rapporto che non funzionava più.

La situazione aveva esasperato anche i figli, individuati come parte offese a loro volta. Uno è stato chiamato a testimoniare su quanto accadeva in casa.

Nel capo di imputazione si fa anche esplicito riferimento a una circostanza nella quale la madre rincarò la dose nei confronti del marito, spesso screditato agli occhi dei figli. Arrivò a dire ai ragazzi che se il padre riservata loro tante attenzioni e tanti bei regali, in occasione del Natale, forse c’era da pensare che fosse «interessato sessualmente» a loro. Frasi dettate dal rancore che non potevano non ferire la sensibilità del resto della famiglia.

Il marito ha sempre respinto i sospetti della moglie a proposito della sua presunta omosessualità, una voce diffusa, a suo avviso, per diffamarlo.

I giudici della Suprema corte, interrogati su un caso analogo hanno, in passato hanno chiarito come la semplice attribuzione della qualità “neutra” di “omosessuale”, termine non dispregiativo riferibile solo alle preferenze sessuali dell'individuo ed entrato nell’uso comune, non possa considerarsi lesiva della “reputazione” personale. Per la procura, però, nel caso in questione, la donna utilizzava termini pesanti davanti ai figli e aveva intenti diffamatori nel mettere in giro un pettegolezzo.

Stufo dei “maltrattamenti” psicologici, e forte di un paio di certificati medici per le presunte aggressioni fisiche, l’uomo, difeso dagli avvocati Tiziana Casali e Lucia Morri, ha denunciato la donna. Il processo continua a marzo con i testimoni della difesa.

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