RIMINI

Gioenzo Renzi nel mirino: offese, minacce e atti vandalici

Un cittadino marocchino per dieci giorni prende di mira la famiglia e la casa del consigliere

Gioenzo Renzi nel mirino: offese, minacce e atti vandalici Gnassi

Gioenzo Renzi davanti alla sua abitazione

RIMINI. Bottiglie e sacchetti pieni di rifiuti lanciati nel cortile in piena notte. Campanello suonato più volte nelle ventiquattro ore. Parole impronunciabili dedicate alla moglie. Minacce. Fino all’apice di domenica notte, quando contro la casa di Gioenzo Renzi, nel cuore di Borgo Marina, è stato lanciato un pesantissimo “fittone” raccolto da una rotatoria. È la settimana di ordinaria follia di un cittadino marocchino in Italia dal 1994 che ha gettato nell’incubo la famiglia del capogruppo di Fratelli d’Italia. Adesso il vandalo è nelle mani dei carabinieri e da ieri mattina la famiglia è tornata a una vita normale. «Non sono gesti di una persona normale – spiega subito Renzi – ma hanno messo radici in un clima di confronto, legato anche alla moschea e alla mia petizione per farla spostare. Mi diceva che dovevo lasciare stare la moschea e che me ne dovevo andare. Poi le offese a mia moglie, è impaurita, è rimasta chiusa in casa tutta la domenica, uno squilibrato può fare tutto».

Giorni di paura

Allora. La casa di Renzi è presa di mira da una decina di giorni. Ieri mattina il consigliere di Fratelli d’Italia ha raccontato gli atti vandalici giorno per giorno: bottiglie e rifiuti lanciati, campanello suonato di continuo, citofono danneggiato, offese alla moglie e minacce legate all’attività politica («sei un fascista, lascia stare la moschea, vai via da qui»). Per non parlare della notte fra sabato e domenica, con Renzi e figli a un convegno fuori Rimini, quando per la paura generata dall’ennesimo “attacco” notturno, la signora Renzi si è chiusa in camera dalla paura ed è uscita solo al ritorno dei familiari.

E si arriva a domenica notte. Nel frattempo i carabinieri erano già stati avvisati e allertati. All’ennesima scampanellata notturna, il figlio di Renzi, Alberto, insegue il disturbatore, lo ferma e prova a instaurare un dialogo: cosa vuoi da noi, perché ci perseguiti da giorni. Lo fa parlare, insomma, sapendo che intanto il padre aveva chiamato i carabinieri. I militari arrivano quasi subito e arrestano il nordafricano.

“Non mollo”

Sono note le battaglie di Renzi per salvaguardare la riminesità di Borgo Marina, quartiere ormai a prevalenza straniera. Per non parlare della raccolta di firme per spostare la moschea. E non è la prima volta che finisce nel mirino: anni fa gli spruzzarono negli occhi lo spray al peperoncino.

«È opera di uno squilibrato – rimarca Renzi – però ha trovato argomenti nelle mie battaglie per Borgo Marina. All’inizio ho pure pensato a un attacco politico, ma non era così».

Ora che fa? «Ovvio, resto a Borgo Marina, vado avanti. Una cosa voglio dirla. Non c’è stato uno che in dieci giorni abbia visto qualcosa, che abbia fatto una telefonata a mia moglie barricata in casa. Qua nessuno vede, sente e parla. Sono venuti i carabinieri, niente, nulla. E sono tutti sempre sulla strada. C’è un clima di omertà e paura».

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