Mercoledì 22 Novembre 2017 | 02:42

IL CASO

Piombano a Rimini per rapire la madre. Fratelli in cella per sequestro di persona

il fidanzato rimane aggrappato all’auto in fuga

Piombano a Rimini per rapire la madre. Fratelli in cella per sequestro di persona

Il tenente colonnello Giuseppe Sportelli e il capitano Marco Califano

RICCIONE. Braccata dalla famiglia da cui si è allontanata dopo la separazione dal marito, un sorvegliato speciale di origini siciliane, è stata rapita dai figli che la rivogliono a casa. Sono questi gli ingredienti base della storia che con l'accusa di sequestro di persona ha spalancato le porte del carcere ai due eredi di 23 e 16 anni della fuggitiva e al manovale, dipendente di una delle loro aziende del varesotto, che scoperta la presenza della signora a Rimini, sabato scorso si è messo al volante di una potente Mazda ed è volato in Riviera per aiutare i ragazzi a riportarla a casa. Operazione riuscita in parte.

Come in un film

Prelevata a forza dalla hall dell'albergo di viale Principe di Piemonte dove stava alloggiando dal venerdì precedente, l’imprenditrice 45enne è stata caricata a forza sulla berlina partita a tutta velocità in direzione di Riccione. Il suo giovane fidanzato, però, ha lottato con i denti per poterla liberare e, incurante del pericolo, per diversi chilometri è rimasto aggrappato al montante dello sportello posteriore sinistro della vettura, sventolando come una bandiera per resistere ai colpi sferrati dall'autista che cercava di farlo cadere. Un ragazzo (ha 34 anni) dalle grandi doti di resistenza: nonostante la non certo rilassante posizione, infatti, è riuscito a prendere il cellulare e chiamare il 112. A confermare per prima l'incredibile racconto fatto dal ragazzo, una pattuglia dei carabinieri del Radiomobile della Compagnia di Riccione in transito su viale D'Annunzio con direzione Miramare. Tagliata la strada alla Mazda i militari hanno subito sentito le grida disperate della donna “bloccata” sul sedile posteriore tra i due figli, che chiedeva di essere liberata. Nonostante la vista delle divise i “rapitori”, però, non si sono subito arresi e si sono barricati nell'abitacolo, fino a quando in aiuto dei colleghi riccionesi non è arrivata una gazzella dei carabinieri di Rimini.

L’antefatto

Portati tutti in caserma è iniziata la non facile ricostruzione della vicenda familiare e di come i figli fossero riusciti a scoprire dove si trovava la mamma con il fidanzato. A tradire la coppia, hanno ricostruito i carabinieri di Riccione, alcuni conti di alberghi e ristoranti non saldati in varie parti d’Italia, colpa delle carte di credito ormai prosciugate. Ecco perché giovedì scorso un albergatore sempre di Rimini aveva annullato la prenotazione fatta attraverso un noto portale: la carta utilizzata non aveva credito sufficiente. Per questo li aveva allontanati e il giorno dopo ha raccontato la storia a un collega che ha riconosciuto i due nella coppia che aveva già accumulato un conto di diverse centinaia di euro. Non avendo ricevuto assicurazioni convincenti sulla loro solvibilità, si è attivato per risalire all’intestatario della carta, trovando il numero di telefono del marito. Questo ha permesso ai famigliari di scoprire dove la donna si trovava: non erano infatti più in grado di rintracciarla da tempo perché oltre ad alloggiare in città sempre diverse, aveva anche cambiato il numero di telefono. La donna e il compagno, però, hanno raccontato che il blitz di Rimini era già stato tentato almeno in un’altra occasione. Oggi autista e figlio maggiorenne compariranno davanti al Gip per l’udienza di convalida.

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