Mercoledì 22 Novembre 2017 | 02:31

IL CASO

Beve latte "contaminato" in albergo: bambino di 10 anni rischia di morire

Al ritorno dalla Romagna diagnosticata una rara sindrome. La procura indaga sul sospetto dei familiari

Beve latte "contaminato" in albergo: bambino di 10 anni rischia di morire

RIMINI. Avrebbe contratto una gravissima malattia (sindrome emolitico-uremica) bevendo a colazione latte contaminato durante il soggiorno in un hotel “quattro stelle” di Rimini, durante la settimana di ferragosto. Il bambino, sottoposto a dialisi con prognosi riservata, dopo un lungo periodo di ricovero in ospedale, è tornato solo di recente a casa e può finalmente dirsi fuori pericolo.

Febbre e dolori

Sulla vicenda il pm riminese Davide Ercolani ha aperto un fascicolo, a carico di ignoti, dopo che i genitori, una coppia della provincia di Foggia, hanno sporto denuncia. Sono convinti, infatti, che sussistano elementi per individuare delle responsabilità penali. Assistiti dall’avvocato Sabina Ditommaso, del Foro di Foggia, restringono i loro sospetti all’albergo nel quale hanno soggiornato dal 12 al 19 agosto scorso. Il bambino, che ha dieci anni, era l’unico della famiglia a consumare latte a colazione, servendosi dell’apposito distributore presente in sala. Già durante la vacanza il piccolo aveva avuto mal di pancia, tanto che i villeggianti avevano scelto di tornare in Puglia un giorno prima del previsto. Una volta a casa, però, era cominciato un incubo, anche per la difficoltà di diagnosticare la rara patologia. Dal 24 al 31 agosto il bambino lamenta atroci dolori addominali, febbre alta e diarrea. Rimbalzato tra il pediatra e il pronto soccorso senza che nessuno riesca a venire a capo del problema.

Una difficile diagnosi

All’ospedale di Cerignola finisce in chirurgia perché si sospetta l’appendicite, quindi viene trasferito a Foggia e da lì inviato al Reparto Oncoematologico della Casa Sollievo della sofferenza Giovanni Rotondo. È qui che, attraverso specifiche analisi, si accerta la presenza della rara infezione. Il bambino, in condizioni molto gravi, viene quindi trasportato d’urgenza nel reparto di nefrologia dell’ospedale di Bari, specializzato nella cura della sindrome. Dialisi e terapie mirate danno i loro frutti, eventuali postumi si vedranno più avanti. Gli accertamenti dell’Asl pugliese sul territorio escludono un contagio in zona e così le attenzioni si spostano sulla vacanza riminese. I tempi di incubazioni tornano, emerge il sospetto del latte contaminato: «Quello che servivano non era confezionato». Il latte non pastorizzato (crudo) è un possibile veicolo di infezione. Quando il quadro clinico è chiaro e i sospetti si traducono in denuncia è troppo tardi, evidentemente, per un sequestro.

Delega a carabinieri e Asl

La procura di Rimini, una volta ricevuta la relazione della polizia pugliese ha subito delegato i carabinieri e l’Asl riminese per accertamenti, anche di carattere statistico per scoprire se in quel periodo c’erano stati altri casi di malore o di contagio.

La sindrome emolitico-uremica (Seu) è la causa più importante di insufficienza renale acuta nell’infanzia. Spesso è causata da un’infezione intestinale causata da particolari ceppi di Escherichia coli (E. coli), produttori di una potente tossina che entra nel circolo sanguigno e colpisce soprattutto il rene. In Italia ogni anno si registrano mediamente 40-50 casi di Seu in bambini di età inferiore ai 15 anni. La Seu può essere fatale nel 3-5% dei casi e una percentuale simile di pazienti sviluppa insufficienza renale cronica, con necessità di dialisi a vita.

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