IL CASO

Mendicante bacia un bambino in bocca

La madre si infuria, arrivano i carabinieri. L'episodio è avvenuto fuori da un supermercato. Ma per la procura non ci sono intenti sessuali

Mendicante bacia un bambino in bocca

Foto di repertorio

RIMINI. Affettuosa riconoscenza o molestia sessuale? Il confine è spesso sottile e un semplice equivoco può scatenare un mezzo pandemonio. Specie se ci sono di mezzo dei bambini e un “clima” di diffidenza generale, al confine con l’intolleranza.

Il bambino e il mendicante

Emblematico in tal senso è quanto accaduto nei giorni scorsi in uno dei comuni della Valconca. Nella tarda mattinata di venerdì 22 settembre, per la precisione. Una donna sulla quarantina è andata in un supermercato insieme al figlioletto di sei anni e, come in tanti esercizi commerciali, sulla porta ha incrociato uno straniero che chiedeva qualche soldo. «Ho fame» l’appello rivolto dal ragazzo ai passanti allungando la mano, un gesto che più che la madre ha colpito al cuore il piccolo.

Il “fattaccio”

«Dai mamma, diamogli qualcosa, diamogli qualcosa» ha insistito il bimbo, finché la donna ha aperto il portafoglio e gli ha messo qualche spicciolo nella manina. «Portaglieli tu dai» lo ha incoraggiato. Detto fatto, ma ecco il “fattaccio”. Lo straniero, in segno di ringraziamento ha abbracciato il bambino e lo ha baciato. Sulle labbra, stando alle testimonianze. Scatenando la reazione della donna.

La rabbia della madre

La madre, anche comprensibilmente («Ma se proprio volevi baciarlo, perché sulla bocca?») è andata su tutte le furie e le sue urla hanno richiamato l’attenzione di diverse persone all’interno e all’esterno fino a creare un capannello di gente davanti al supermercato. Chi cercava di calmarla, chi le dava ragione, fatto sta che ha deciso di chiamare i carabinieri per denunciare il ragazzo paventando appunto delle molestie sessuali. Dicendosi anche intenzionata a portare il figlio in ospedale per sottoporlo a una visita allo scopo di evitare un eventuale contagio nel caso l’uomo fosse malato.

La resistenza passiva

Una volta sul posto, i militari hanno iniziato tutti gli accertamenti di rito, ma lo straniero, ritenendo di non aver fatto nulla di male, ha attuato una sorta di resistenza passiva: nessun gesto violento, ma un deciso rifiuto di alzarsi in piedi e di fornire le proprie generalità (un reato penale).

A quel punto i tutori dell’ordine hanno deciso di portarlo con loro in caserma per l’identificazione e hanno scoperto che si tratta di un richiedente asilo africano regolarmente ospitato da una struttura del territorio.

L’uomo dà in escandescenza

Gli accertamenti hanno però ulteriormente innervosito il giovane straniero, tanto che, continuando a ripetere che voleva solo ringraziare il piccolo, in ufficio ha invece dato in escandescenza al punto da richiedere anche l’intervento del personale del 118 per sedarlo e riportarlo alla calma.

No all’arresto dalla procura

Nel frattempo i carabinieri della locale stazione dell’Arma avevano contattato il pubblico ministero di turno per informarlo dell’episodio e decidere per un eventuale arresto, ma dalla procura, dove si attende ora l’informativa completa, non sono stati configurati reati sessuali di nessun tipo e lo straniero è potuto tornare nella struttura in cui è ospitato.

LASCIA IL TUO COMMENTO >>

Inviaci il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Corriere di Romagna

Caratteri rimanenti: 2500

Corriere Romagna (©) - 2017