Martedì 17 Ottobre 2017 | 03:58

Discriminazione

Ristorante non serve da mangiare a una transessuale: lei denuncia

Vittoria: «Mai subita un'umiliazione del genere». Il ristoratore: «Non è razzismo. Da me non entrano gli zingari, i venditori di rose né i marocchini»

Ristorante non serve da mangiare a una transessuale: lei denuncia

Vittoria al ristorante si è presentata così

RIMINI. Allontanata dal locale perché transessuale. «Un’umiliazione che non ho mai subito in vita mia in nessun luogo d’Italia e sono 20 anni che ho cambiato identità...

RIMINI. Allontanata dal locale perché transessuale. «Un’umiliazione che non ho mai subito in vita mia in nessun luogo d’Italia e sono 20 anni che ho cambiato identità. E non mi sarei mai aspettata che succedesse proprio a Rimini, la capitale dell’accoglienza». Vittoria non ha dormito tutta la notte e non riesce ancora a crederci, ma non ha permesso che l’amarezza prendesse il sopravvento. Quando si sono rifiutati di servirle il pranzo ha chiamato la polizia e poi è andata alla caserma dei carabinieri di Miramare per la denuncia del fatto. «Ma non è razzismo – ci tiene a sottolineare Antonio De Luca, uno dei titolari dello Zodiaco di viale Regina Margherita che conferma quanto accaduto -. Ma era vestita in modo schifoso, “era fatta” io certa gente non la faccio entrare nel mio locale. E non è la prima volta. Da me non entrano gli zingari, i venditori abusivi di rose, i marocchini e le prostitute che stanno sui viali qui vicino lo sanno e non ci provano neanche ad entrare». De Luca rivendica il suo diritto di tutelare la clientela: «Da me viene gente perbene, famiglie, non posso permettere che vengano disturbati da persone che si comportano come fatto dal transessuale».

Cosa è successo

Alle 14.30 circa di giovedì Vittoria si presenta con sua cugina allo Zodiaco. Ha con sé il suo maltese, si siedono in un tavolo all’aperto «ma – racconta – si avvicina il titolare del locale e mi dice che i cani non sono ammessi. Così decido di riportare il mio cane nel residence dove alloggio, poco distante. Quando ritorno incontro a metà strada mia cugina che mi spiega che al ristorante le avevano detto che gente come me non la volevano». La cugina conferma: «Mi hanno detto che era vestita in modo non consono, era indecente, eppure aveva indosso jeans e canottiera (lo stesso abbigliamento che ha fatto allegare con una foto alla denuncia, ndr). Non mi sono vergognata mai tanto in vita mia, mi sono alzata dal tavolo ad occhi bassi e me ne sono andata».

Il ritorno

Ma Vittoria, 42enne originaria del napoletano, che tra l’altro ha vissuto per 15 anni a Rimini, non ci sta. Rientra nel locale, da sola, e pretende di essere servita. E al rifiuto chiama la polizia. De Luca conferma tutta la vicenda e ammette che dopo l’arrivo della polizia l’ha fatta sedere in un tavolo. «Ma ha preso una pietanza, non l’ha neanche mangiata, ha buttato tutto per aria e se n’è andata». «Quando è arrivata la polizia - è la versione di Vittoria - mi hanno fatto sedere ma il titolare mi ha ripetuto: “Non sei vestita in modo consono per pranzare in questo ristorante, se vuoi mangiare da me ti metti nascosta in fondo alla sala”. Mi era passato l’appetito – spiega ancora – ero troppo sconvolta. Ma ho voluto denunciare il fatto perché queste cose non devono capitare, non è possibile che nel 2017 con tutte le battaglie che gay e transessuali hanno fatto per ottenere il diritto di essere trattati come persone e non come “diversi” avvengano ancora queste cose. È chiaro: non mi volevano servire perché sono un transessuale, il mio abbigliamento non c’entra niente, non ero affatto svestita. In un locale in riva al mare come pretendono che ci si vesta, con il burqa».

La solidarietà ricevuta

«Umiliazione nell’umiliazione – aggiunge Vittoria – durante l’attesa dei ragazzi a un tavolo mi hanno invitata a mangiare con loro. Il loro gesto di cortesia mi ha imbarazzata ancora di più, ero in grado di pagare il pranzo e non avevo bisogno di carità».

Il titolare dello Zodiaco, rivendicando il suo diritto di scegliere la clientela, spiega che comunque l’episodio non ha avuto ripercussioni tra i presenti in quel momento nel ristorante. «Purtroppo capita che avvengano queste cose quando non faccio sedere persone che ritengo non siano appropriate per il mio locale, così come succede che qualcuno scappa senza pagare il conto. E comunque – conclude De Luca – nel mio locale siamo molto attenti alla clientela, se viene qualcuno vestito in quel modo e che si comporta male io non lo faccio sedere. Non c’entra il transessuale, anche se vengono d’estate a torso nudo o in costume non li faccio sedere».

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Corriere di Romagna

Caratteri rimanenti: 1000