LEONARDO CORBUCCI

«L'aeroporto può volare alto ma serve il sostegno del territorio»

Il numero uno di Airiminum: «Puntiamo a mettere in rete gli scali dell'Italia centrale»

di LUCA CASSIANI

11/05/2017 - 10:44

«L'aeroporto può volare alto ma serve il sostegno del territorio»

RIMINI

«Siamo in grado di far volare in alto l’aeroporto, ma abbiamo bisogno del sostegno del territorio».

L’amministratore delegato di Airiminum 2014, Leonardo Corbucci, disegna le mosse del Fellini che verrà. Uno snodo importante è il convegno di lunedì 15 maggio al palacongressi dal titolo First Adriatic Travel Forum. Un incontro a cui parteciperanno nomi di primissimo piano del mondo aeroportuale e del turismo fra cui i sottosegretari Dorina Bianchi e Umberto Del Basso De Caro, il direttore generale Enac Alessio Quaranta. Ma l’attenzione di Corbucci è anche rivolta verso gli imprenditori e le istituzioni riminesi, della Romagna, di San Marino, Marche, Umbria, Toscana orientale con cui intende creare una grande alleanza. Obiettivo: attirare ospiti soprattutto da Germania, Russia e Cina.

L’idea è di mettere in rete gli aeroporti di Rimini, Ancona, Perugia?

«L’unione fa la forza e una regia coordinata fra tutti i gate di accesso a queste zone dell’Italia centrale, può solo rafforzare la nostra competitività. Vogliamo creare un network che comprenda gli aeroporti locali ma anche quelli internazionali. Il nostro logo è un ponte: da una parte noi, dall’altra nuove basi su cui allungarci».

Mano tesa anche ad Ancona, malgrado gli screzi del passato?

«Le nostre sono state solo azioni difensive. Porte aperte anche a Forlì, appena tornerà in pista».

Non è in controtendenza rispetto alla linea regionale in cui Bologna è al centro del progetto?

«Il mercato di Rimini, Ancona e Perugia non è in competizione con Bologna che è ormai lanciata in un’ottica di hub internazionale che in Riviera non è replicabile. Anche Bologna può diventare un partner: il turista potrebbe atterrare al Marconi trascorrere la vacanza a Rimini e ripartire dal Fellini. Dobbiamo uscire dalla logica della competizione locale per entrare in quella del sistema Paese e attrarre flussi dagli altri mondi».

Cosa è successo con i voli dalla Germania?

«La Germania è il nostro passato e il presente dell’Italia. Oggi, nonostante vi sia un collegamento aereo messo a disposizione dal tour operator Condor, i tedeschi non prenotano posti sufficienti per venire qui. Ed è un peccato perché il prodotto turistico della Romagna, se ben promozionato, è l’ideale per i mercati di Nord Europa e Germania. Mentre Air Berlin (che la scorsa estate volava sul Fellini, ndr) è in difficoltà economiche».

C’è la possibilità di recuperare i voli “tedeschi” per l’estate?

«Il nostro intendimento è quello. Però bisogna creare un ponte stabile: non solo charter anche voli di linea. Potrebbe essere la fortuna di tutti ma serve la disponibilità del territorio: se è conveniente si fa, se costa troppo no. Noi ci siamo».

Come va con la Russia?

«Registriamo un incremento dei flussi e anche i visti lo confermano. Con l’Agenzia di sviluppo del turismo di San Pietroburgo stiamo creando un accordo strategico per i prossimi anni. La Russia è l’undicesimo mercato per l’Italia, ma per noi è prioritario».

A che punto è il dialogo con gli albergatori?

«Gli hotel sono pronti a darci una mano, così come le categorie economiche. Noi non siamo esperti di hotel e della Riviera, quindi abbiamo bisogno di partner come gli albergatori che ci diano gli input giusti per commercializzare il loro prodotto».

Quali novità sono previste per l’estate?

«Siamo contenti di ciò che stiamo facendo ma i flussi non dipendono solo da noi. Airiminum sta concludendo la fase di start-up ed è qui che si decide la sopravvivenza dell’azienda. Nel 2016 abbiamo avuto ricavi per 21 euro a passeggero, record in Europa; nei primi quattro mesi del 2017 siamo a 30 euro a viaggiatore. Però con un milione di utile non possiamo avere gli stessi collegamenti di Pescara, Bari, Brindisi o della Calabria in cui le Regioni investono milioni di euro per avere Ryanair. Noi dobbiamo muoverci con le risorse che siamo in grado di generare, perché chiudendo il bilancio in passivo rischieremmo di perdere la concessione».

Nuove rotte in vista?

«Apriremo entro breve dei collegamenti con il Nord Europa e stiamo esplorando altre rotte, di cui Israele è un esempio. A fine 2017 avremo portato a Rimini circa 750mila passeggeri in due anni e mezzo riuscendo a creare un indotto per diversi milioni di euro. Se riusciamo a portare avanti un progetto corale con il territorio, le nostre potenzialità sono da principale piattaforma turistica d’Europa. Altrimenti restiamo Airiminum che cresce e genera profitti, ma ovviamente con minore forza e un’altra velocità».

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