CONTENEVA ACIDO

Beve un sorso di aranciata e muore

La vittima: un 54enne idraulico

di ANDREA ROSSINI

27/04/2017 - 13:43

Beve un sorso di aranciata e muore

RIMINI

Beve un bicchiere di aranciata da una bottiglia di plastica acquistata al supermercato e muore avvelenato a causa di una sostanza contenuta all’interno, probabilmente soda caustica. Vittima di quello che gli stessi investigatori fanno fatica a classificare come un semplice incidente domestico è un cinquantaquattrenne padre di famiglia residente a Sant’Andrea in Casale. L’uomo, che svolgeva la professione di idraulico, è morto ieri mattina all’ospedale “Infermi” di Rimini dopo essere stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico per tentare di contenere i danni dell’acido che, invece, gli aveva ormai provocato lesioni irreversibili al tratto gastrointestinale superiore (esofago, faringe e stomaco). I familiari lo avevano accompagnato al pronto soccorso nel primo pomeriggio di martedì scorso, 25 aprile, in preda agli spasmi, subito dopo pranzo. Secondo una prima ricostruzione dei fatti in mattinata aveva fatto spese a Rimini, in un noto centro commerciale, e proprio in quella occasione, avrebbe comprato delle bibite. Anche quella contaminata? Non lo si può dire con certezza, ma è questa la versione che hanno dato le persone a lui vicine che tengono ad escludere un errore o uno scambio avvenuto all’interno dell’abitazione. Sul caso indagano i carabinieri del Nucleo operativo di Riccione. Gli uomini del capitano Califano e del tenente Di Donna hanno provveduto al sequestro della bottiglia di plastica che, almeno da una ispezione esterna, non presenta fori né segni di manomissioni. Il contenuto è stato inviato al laboratorio per essere analizzato. I militari, coordinati dal magistrato di turno Paola Bonetti, non escludono alcuna ipotesi: hanno fatto visita anche al supermercato per esaminare ed escludere temporaneamente alla vendita, senza creare però allarmismi, la partita di bibite della quale presumibilmente faceva parte la bottiglia “incriminata”. Altri accertamenti riguardano la prima diagnosi al momento del ricovero in ospedale (si è provveduto al sequestro delle cartelle cliniche). Tutte le ipotesi sono aperte, dall’errore al sabotaggio su vasta scala. Sarà fatto il possibile per chiarire il tragico e inquietante episodio.

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