Sabato 19 Agosto 2017 | 15:06

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Legali e magistrati contro Costanzo: «Gogna mediatica»

Pesanti critiche alla trasmissione dall'Ordine degli avvocati, dalla Camera penale e dall'Anm

Legali e magistrati contro Costanzo: «Gogna mediatica»

RIMINI

L’Ordine degli avvocati e la Camera penale della provincia di Rimini oltre all’Associazione nazionale magistrati (sottosezione di Rimini) fanno sentire la loro voce sul caso del giudice per le indagini preliminari finito nell’occhio del ciclone al “Maurizio Costanzo Show”. Tra gli ospiti del programma, andato in onda giovedì sera, c’era Gessica Notaro, la 28enne riminese sfregiata con l’acido dall’ex fidanzato Edson Tavares (rinchiuso in carcere a Forlì), la sera del 10 gennaio scorso. Da Costanzo è partito un duro attacco nei confronti del gip: in sostanza lo ha accusato di non aver adottato un’adeguata misura cautelare (Tavares era sottoposto al divieto di avvicinamento a Gessica) dopo la denuncia per stalking presentata dalla ragazza lo scorso anno. Il conduttore ha chiamato in causa anche il ministro della Giustizia Andrea Orlando chiedendogli di «aprire un’inchiesta su questo giudice perché non ha fatto quello che gli ha detto il pm» e il Consiglio superiore della magistratura al fine di prendere provvedimenti. In collegamento telefonico, il ministro ha precisato al giornalista che «non rientra nelle sue competenze aprire un’inchiesta». Orlando si è impegnato a incontrare Gessica Notaro fissando un appuntamento anticipato a questa mattina perché la data proposta in trasmissione (giovedì 27) coincideva con la prima udienza del processo per l’aggressione con l’acido alla quale la 28enne ha annunciato di voler essere presente. Riguardo ai contenuti del talk show, per gli avvocati si è trattato di «un processo al giudice».

Inaccettabile gogna

Esprimendo piena solidarietà a Gessica, l’avvocato Roberto Brancaleoni, presidente della Camera penale, sottolinea che «non è accettabile la gogna mediatica alla quale si è assistito. Senza alcun approfondimento tecnico e senza contraddittorio si è invocata la punizione di un giudice che ha esaminato gli atti in suo possesso e sulla base di questi ha ritenuto adeguata la misura cautelare adottata (divieto di avvicinamento per il caso di stalking, ndr). E comunque il provvedimento avrebbe potuto essere impugnato». Brancaleoni aggiunge: «Non entriamo nel merito della vicenda e non vogliamo difendere il singolo giudice ma vogliamo difendere i principi di indipendenza dei magistrati da qualsiasi forma di pressione e la libertà di adottare le misure ritenute adeguate».

Pesante attacco al Gip

Giovanna Ollà presidente dell’Ordine degli avvocati aggiunge: «Il principio di libertà e indipendenza della magistratura sono valori costituzionali e tutti i cittadini hanno diritto a un processo giusto davanti a un giudice libero e indipendente». Sulla trasmissione andata in onda ieri sera sottolinea: «Le modalità del programma denotano assenza di conoscenze tecniche e del processo penale. Si è risolto tutto con un pesante attacco a un giudice chiedendone il nome. È stata un’iniziativa populista».

«Inaccettabile interferenza»

Per l’Anm, dalla quale va piena solidarietà per la tristissima vicenda toccata a Gessica Notaro, «si è assistito a una inaccettabile interferenza nella giurisdizione, operata, a procedimento ancora in corso, con il dileggio e l’offesa rivolti a un singolo giudice e con una ricostruzione dei fatti assolutamente parziale (la richiesta di misura era stata presentata al Gip ben prima dell’aggressione con l’acido e quando altri erano gli elementi a carico dell’indagato; inoltre, la misura non custodiale per oltre tre mesi non risultava essere stata mai violata e nessuna ulteriore segnalazione era sopravvenuta, nemmeno dalla persona offesa)». L’Associazione magistrati rileva inoltre come «si tratti di un attacco inaccettabile alla funzione giudiziaria e torna a stigmatizzare i processi “mediatici”, nemici delle garanzie dei colpevoli, degli innocenti e delle stesse vittime, auspicando che i mezzi di informazione svolgano il loro ruolo con una critica che sia rispettosa della verità dei fatti».

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