TENTATO OMICIDIO

Altro che incidente, l'amico lo aveva accoltellato alla gola

L'aggressione durante una festa poi la scelta di tacere la verità. «Se mi manda in galera l'ammazzo»

di ANDREA ROSSINI

02/04/2017 - 11:54

Altro che incidente, l'amico lo aveva accoltellato alla gola

il segno della coltellata

RIMINI. Gli amici che lo avevano portato di corsa in ospedale, una settimana fa, avevano raccontato che si era ferito da solo con un coltello dopo una caduta in casa, mentre era completamente ubriaco. E perfino il paziente, una volta ricucito, aveva confermato la storia dell’incidente domestico. L’infermiera del pronto soccorso, però, come è prassi in certe situazioni, aveva subito avvertito la polizia. Gli investigatori della Squadra mobile non si sono bevuti la storiella e l’altra notte, dopo una serie di accertamenti concordati con il pm Davide Ercolani, hanno fermato il presunto responsabile del ferimento con l’accusa di tentato omicidio.

In carcere, in attesa della convalida davanti al giudice prevista per domani, è finito Fernando Dulip Shaminda Meemanage, 35 anni, originario dello Sri Lanka, regolarmente in Italia. Il cingalese, oltre che connazionale, è anche collega e buon amico del ferito: è stato lui a trovargli un lavoro come autista per un “padroncino” che trasporta derrate alimentari e i due condividono la stessa abitazione ad Anzola nell’Emilia (Bologna). Gli investigatori hanno ricostruito l’accaduto intercettando le conversazioni del gruppo che la sera dell’“incidente” si era ritrovato in un appartamento di Rimini per celebrare una festività tradizionale del loro Paese, tra musiche, balli e soprattutto tanto, ma tanto alcol. Di fronte all’evidenza anche il ferito ha finito per ammettere che a colpirlo alla gola era stato l’“amico” Dulip, senza alcuna ragione, nonostante avessero concordato tutti quanti di evitare di accusarlo per una sorta di quieto vivere, anche perché litigi veri e propri non sembrano esserci stati. «Gli dobbiamo dire che è stato un incidente, ci siamo messi d’accordo no? – è l’unica frase “compromettente” pronunciata da Dulip mentre gli agenti erano in ascolto – perché se vado a finire in galera, quando esco lo uccido». Il movente però resta misterioso. Forse anche allo stesso feritore che, parlando con gli altri spiega: «Ricordo di aver preso il coltello in mano (anche lui era ubriaco, ndr)... quando è venuto davanti a me l’ho tagliato… non pensavo che il taglio fosse cosi profondo (il coltello aveva 15 centimetri di lama, ndr), quando è caduto per terra gli si gonfiava la pancia». Il ferito sostiene che l’amico non gli ha detto nulla prima di tentare di sgozzarlo. Bevevamo e ballavamo nella stessa stanza, di là c’era chi cucinava, il padroncino era in camera in collegamento Skype con la famiglia. Dulip mi è passato di fianco senza fermarsi, e con una mossa improvvisa ha unito le mani e le ha come strisciate sul mio collo. Ho sentito il calore e una fitta, quando ho visto il sangue ho chiesto «Perché? Lui non ha risposto, guardava fuori dalla finestra».

Corriere Romagna (©) - 2018 P.Iva 00357860402
logo w3c