Domenica 22 Ottobre 2017 | 22:46

RICCIONE

Mancati divieti di balneazione
si allarga la platea degli indagati

Oltre al sindaco Renata Tosi anche l'assessore Susanna Vicarelli, dirigenti comunali e dell'Ausl

Mancati divieti di balneazionesi allarga la platea degli indagati
 

RICCIONE. E’ agli sgoccioli l’inchiesta che da tempo vede indagata il sindaco Renata Tosi, per abuso d’ufficio e omissione di atti d’ufficio, in relazione al fascicolo aperto dal pm Elisa Milocco sulle mancate, ritardate o disattese ordinanze temporanee di divieto balneazione relative alle stagioni estive 2015 e 2016. La platea dei possibili responsabili, a vario titolo, si è allargata via via - sulla base degli accertamenti svolti dal Nucleo ecologico dei carabinieri e del corpo forestale dello Stato - ad altri amministratori pubblici come l’assessore all’Ambiente Susanna Vicarelli, un dirigente comunale, un dirigente dell’Ausl di Rimini, e altri soggetti tenuti al rispetto delle disposizioni imposte sulla carta, come la materiale esposizione dei cartelli.

Tutti gli iscritti nel registro degli indagati nei prossimi giorni, a partire dai primi di febbraio, avranno la possibilità di chiarire la propria posizione prima che il magistrato tiri le somme, decidendo di chiudere le indagini preliminari (il pm potrebbe anche optare per una richiesta di archiviazione). Gli interessati hanno ricevuto un invito per essere ascoltati e ora dovranno decidere, dopo essersi consultati con i propri avvocati, il da farsi. Era stata la stessa Renata Tosi, nel giugno 2016, a rendere noto l’avvio del procedimento nei suoi confronti, dichiarando pubblicamente la sua intenzione di fornire ogni delucidazione richiesta. «Ogni disposizione in merito alla regolamentazione della balneazione - aveva comunque ribadito - è stata sempre presa nel pieno rispetto delle norme e con la totale ed irrinunciabile garanzia di preservare e salvaguardare sempre e comunque la salute pubblica».

Le accuse mosse

Gli inquirenti, però, contestano una serie di episodi ricorrenti nei quali, a fronte dello sforamento dei parametri (specialmente nelle aree a ridosso del fiume Marano e del rio Asse), i cartelli di divieto non sarebbero mai spuntati.

Dov’è l’errore: l’Arpa rileva l’anomalia, ripete il controllo a distanza di ventiquattro ore e segnala precauzionalmente la situazione all’Ausl che a sua volta propone il divieto. A quel punto gli uffici comunali stilano l’ordinanza e la sottopongono al sindaco per la firma. Poi, dopo la valutazione e l’eventuale via libera la palla passa a chi, materialmente, deve occuparsi degli adempimenti pratici. Cartelli compresi. Per gli investigatori ci sarebbero casi di mancata emanazione, ma anche di emanazione tardiva o disattesa. Al pari del sindaco Tosi, anche altri indagati, sono convinti di poter chiarire tutto senza il rischio di ritrovarsi a processo. Gli interrogatori sono fissati a partire dal prossimo 2 febbraio.

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