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LA STORIA

Perde la vita sul barcone della speranza

Seckou era fratello di Mamadou Diouf, il profugo ospitato dalla famiglia Galasso: «Voleva raggiungere l'Italia, la salma gettata in mare. Per noi è un colpo molto duro»

di LUCA CASSIANI

21/12/2016 - 10:02

Perde la vita sul barcone della speranza

Mamadou Diouf in Italia pratica il podismo

RIMINI. Si chiamava Seckou ed è uno dei tanti morti sui barconi della speranza, quelli che ormai quotidianamente, da anni, solcano il mar Mediterraneo per raggiungere la Sicilia. Seckou aveva solo 21 anni. Era il fratello di Mamadou Diouf, il profugo senegalese che da qualche tempo è ospite della famiglia di Mario Galasso, coordinatore della Cooperativa Cad.

Mamadou è arrivato in Italia a 19 anni e ne ha compiuti 21 lo scorso 10 dicembre («era la prima volta in assoluto che festeggiava il compleanno» precisa Galasso). E’ partito dal Senegal qualche tempo addietro. In un mese ha attraversato Mali, Burkina Faso e Niger. Obiettivo Tripoli dove è rimasto altri quattro mesi prima di riuscire a imbarcarsi per l’Italia. Poi la Sicilia, Bologna, Torre Pedrera e Miramare. E’ qui che comincia la sua seconda vita, ospite della Cooperativa Cad: dove conosce l’uomo che ora ha deciso di aprirgli le porte di casa.

«Durante quel viaggio Mamadou ha rischiato di morire - racconta Galasso, che è stato anche assessore al Comune di Riccione -. Erano in 107 su un gommone che si stava lentamente sgonfiando. Così, per salvarsi, quelli che erano a bordo si sono spogliati di tutto gettando i vestiti in mare, fino a rimanere in mutande: una nave italiana li ha salvati proprio quando erano allo stremo delle forze, fosse arrivata qualche istante dopo non ce l’avrebbero fatta».

La stessa fortuna, però, non l’ha avuta il fratello Seckou. Anche lui è partito dalla Libia, ma sulle coste italiane non ci è mai arrivato. «Stava cercando di raggiungere l’Italia. Si sentivano raramente, utilizzando Whatsapp, Messenger o direttamente il telefono. Seckou era partito qualche settimana fa: a bordo c’erano 150 persone ma hanno perso la rotta e sono andati alla deriva. La barca ha vagato per due settimane in mezzo al Mediterraneo. Alla fine si sono salvati solo in sette: gli altri sono morti di freddo e di stenti. Ma, cosa ancor più terribile, durante quel drammatico viaggio, le salme sono state tutte buttate in mare».

Mamadou ha saputo della morte del fratello grazie alla mamma che gli ha telefonato dal Senegal: «E’ stato uno colpo durissimo. Anche perché non sapeva che Seckou sarebbe partito».

Galasso affida a Facebook l’ultimo saluto al ragazzo: «E’ l’ennesima innocente vittima dei viaggi della speranza. Una tragica morte che è piombata prepotentemente in casa nostra. Siamo tutti molto tristi e ci uniamo nella preghiera sapendo che Seckou ci guarda dal Paradiso. Siamo certi che continuerà a stare vicino a Mamadou e continuerà a vivere con lui». A Mamadou sono arrivate anche le condoglianze del Miramare Runner, la società di atletica per cui è tesserato. Perché Mamadou corre forte e potrebbe anche avere un futuro nello sport. «I morti in mare non sono solo numeri - scrive il suo allenatore Sergio Giannini - ma hanno un volto e un nome».

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