Domenica 04 Dicembre 2016 | 13:14

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DAL FALLIMENTO ALL'INCHIESTA PENALE

Bancarotta fraudolenta

La procura indaga sul crac Valleverde. Nel mirino dell'inchiesta anche il fondatore Armando Arcangeli

Bancarotta fraudolenta

Bancarotta fraudolenta. E’ l’ipotesi di reato sulla quale intende far luce la procura di Rimini nell’ambito del fallimento della Spes, già Valleverde spa, l’azienda fondata e gestita da Armando Arcangeli. Il noto imprenditore romagnolo figura tra gli indagati assieme all’amministratore unico della società (Valleverde srl) che aveva preso in affitto macchinari, capannoni e magazzini. Proprio a partire dalla mancata corresponsione del canone, che avrebbe dovuto andare a coprire almeno una parte dei 46 milioni di euro di debiti (ai creditori era stato assicurato almeno il 15 per cento) è nata l’inchiesta affidata al nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Rimini.

Gli sviluppi al momento non sono ancora prevedibili, ma sarebbero diversi i lati oscuri della vicenda che tra l’altro registra anche reciproche denunce tra gli stessi protagonisti.

In particolare ci sono da valutare con attenzione le fasi che hanno portato al passo indietro di Arcangeli: nelle sue dichiarate intenzioni, oltre a una “ristrutturazione” dal punto di vista finanziario, l'azienda in difficoltà avrebbe potuto contare su una gestione di tipo manageriale tale da assicurarle un futuro anche senza di lui.

In questa ottica va vista l’individuazione di una partnership “forte” e la richiesta di ammissione al concordato del 2011. Dopo un prima via libera del Tribunale, però, sono emerse via via delle carenze sia nell’attuazione del piano industriale sia nella documentazione presentata per avallarlo. Si è arrivati così all’aprile scorso: nelle tasche dei creditori privilegiati (dipendenti, professionisti, artigiani) sarebbero dovuti entrare dei soldi che però non sono mai arrivati.

Il commissario liquidatore Miranda Pironi ha scovato così le prime presunte anomalie e si è vista costretta a cercare di porre rimedio denunciando l’“inadempienza”: i termini che avevano permesso l’accordo e l’accesso al concordato erano stati infatti disattesi. Il pm Luca Bertuzzi alla prima udienza utile ne ha così sollecitato la revoca e ha chiesto il fallimento della società. L’apertura del fascicolo per bancarotta fraudolenta è stata una conseguenza del crac e delle ombre che evidentemente vi aleggiano attorno, a partire dalle mire più o meno nascoste su un marchio storico, riconoscibile e di valore.

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