Venerdì 09 Dicembre 2016 | 08:42

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ELEZIONI USA

Una riccionese dà la voce a Hillary nel duello con Trump

Claudia Breviglieri ha tradotto la candidata del Partito Democratico dagli studi di Sky

 Una riccionese dà la voce a Hillary nel duello con Trump
RIMINI. Claudia Breviglieri, interprete-traduttrice riccionese di adozione, ha tradotto ieri notte Hillary Clinton dagli studi di Sky TG24 di Roma, nell’atteso faccia a faccia tra i due candidati alla presidenza degli Stati Uniti d’America. Un dibattito che si annunciava quantomai imprevedibile e non certo di facile traduzione simultanea per i serrati botta e risposta. Alle 2.30 di notte (ora italiana) tutto pronto per la diretta dell’atteso confronto tra Hillary Clinton e Donald Trump, per il quale si prevedevano ascolti record. Claudia Breviglieri, che è nata a Suzzara ma vive a Riccione da molti anni, è laureata in Interpretazione di Conferenza e in Lingua e Cultura Italiane per Stranieri; è inoltre interprete di conferenza, traduttrice e docente universitaria di interpretazione e traduzione.
Claudia, lei ha tradotto diverse personalità di spicco, tra cui Papa Francesco in occasione della canonizzazione di Papa Wojtyla. Come si è sentita lunedì notte?
«Ero emozionata e non nascondo piuttosto tesa per il tenore dell’evento. Non capita tutti i giorni di tradurre un appuntamento così importante, così atteso. Una ex first lady, nonché ex segretario di Stato, ex senatore, candidata democratica con un’esperienza ultratrentennale in politica...»
Quali sono le sue impressioni sul dibattito?
«Personalmente ho apprezzato molto l’ammissione di colpa della candidata del Partito Democratico riguardo al cosiddetto email-gate. Al rimprovero di Trump – un colpo basso sulla vicenda –, Clinton si è limitata ad ammettere di aver commesso un errore, ribadendo di non avere scuse. In ogni caso, non rientra nel mio ruolo dare giudizi o fare considerazioni su un oratore che traduco».
Com’era il clima in studio durante la diretta?
«Ho trovato un ambiente accogliente, persone gentili, un grande spirito di collaborazione, anche se non ci sono state anticipazioni: nessuno di noi sapeva con certezza su cosa si sarebbe incentrato il dibattito».
Durante la traduzione si sentiva coinvolta con il personaggio?
«Sì, certo. Ogni volta cerco di calarmi nella parte; del resto sto prestando la mia voce».
Qual è l’aspetto che preferisce del suo lavoro?
«E’ un lavoro che mi permette di venire a conoscenza di molti fatti, molte realtà, anche se in maniera non approfondita. Non sarò mai una tuttologa».
Lei ha tradotto grandi nomi, ma qual è stata la prestazione più recente che ha apprezzato di più?
«Di recente, al Festivaletteratura di Mantova, ho tradotto Jay McInerney, scrittore statunitense. L’allievo di Raymond Carver (uno dei più grandi scrittori americani) ha presentato La luce dei giorni, l’ultimo capitolo di una trilogia iniziata negli anni Ottanta composta da Le mille luci di New York e da Good Life. Ho apprezzato il suo ritratto “adulto” della città di New York. Mi sono riproposta di leggere il trittico non appena potrò».

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