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PROCESSO

Diffamazione: Hunziker assolta

In tv aveva denunciato di aver subito un ricatto sessuale a 17 anni dall'ex manager. Riconosciuta l'innocenza anche di Max Laudadio inviato di Striscia la notizia e degli altri imputati che avevano collaborato al servizio

Diffamazione: Hunziker assolta

A sinistra Max Laudadio

RIMINI. Il processo per diffamazione davanti al Tribunale di Rimini che l’avvocato Giulia Bongiorno aveva definito una favola capovolta perché vedeva alla sbarra la vittima di un presunto ricatto sessuale ha avuto il lieto fine per Michelle Hunziker. Il giudice onorario Manuela Liverani ieri pomeriggio, dopo un’ora di camera di consiglio, ha assolto da ogni addebito la showgirl di origine svizzera e tutti gli altri imputati, compreso l’inviato del tiggì satirico “Striscia la notizia” Max Laudadio.
L’accusa, rappresentata in aula dal vice procuratore onorario Manuela Sisa, per la presunta diffamazione in concorso nei confronti di Rodolfo “Rodi” Mirri, ex agente della soubrette, aveva chiesto la condanna a sei mesi di reclusione per Michelle Hunziker e a un anno e quattro mesi per il conduttore tv Massimiliano “Max” Laudadio di Striscia la notizia, difeso dall’avvocato Salvatore Pino. I due principali imputati - secondo il pm Sisa, determinata e appassionata anche nelle repliche - avrebbero pronunciato, nel corso di un’intervista andata in onda durante la trasmissione “Striscia la notizia” del 17 marzo 2010, affermazioni lesive dell’onore del manager del mondo dello spettacolo (con le aggravanti “di aver attribuito un fatto determinato e di aver usato un mezzo di pubblicità, cioè una trasmissione televisiva”). In particolare Michelle Hunziker aveva raccontato di aver ricevuto, a 17 anni, una proposta indecente: «Se vuoi continuare a lavorare con me, diceva, devi venire a letto con me, ti farò diventare famosissima». L’inviato del tiggì satirico Laudadio doveva rispondere, assieme alle comparse che avevano collaborato alla realizzazione del servizio - con l’esclusione di una modella già condannata in primo grado in abbreviato - anche dell’incursione con telecamere nascoste nell’ufficio riccionese della parte offesa. Nel capo di imputazione si ipotizzavano infatti a vario titolo reati che andavano dalla violazione di domicilio alla sostituzione di persona dall’interferenza illecita nella vita delle persone fino all’improbabile “turbata libertà dell’industria e del commercio”, l’unico addebito per il quale l’assoluzione è arrivata «perché il fatto non sussiste» (per tutto il resto la formula è stata «non costituisce reato»). Il pubblico ministero Sisa ha definito un «far west» l’incursione di Striscia, con tanto di attori e inviati non giornalisti e candid camera. A darle manforte anche la parte civile (avvocato Bottaccini), con l’assistito Mirri al fianco (tra gli imputati l’unico presente in aula era Laudadio). «Striscia la notizia non può ergersi a Tribunale speciale, al di sopra di tutto, fino al punto di presentarsi come portatore di verità e autoassolversi».
Così come aveva fatto l’avvocato Giulia Bongiorno (vedi altro articolo ndr), però anche l’avvocato Pino ha puntato sulla scriminante del diritto di cronaca e di critica e sul diritto di essere informati. Laudadio raccolse delle denunce, il servizio con la finta cliente minorenne documentò l’ambiguità della situazione che riguardava un personaggio noto, poi andò a sentire l’altra campana. «Questi signori - aveva concluso intervento l’avvocato Pino riferendosi agli imputati - si assumono dei rischi, ma l’assoluzione vengono a chiederla in tribunale». Un’ora dopo, attraverso un verdetto chiaro, l’hanno ottenuta.

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