Sabato 01 Ottobre 2016 | 15:44

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LA TRAGEDIA

Muore il campione Pucci Grossi

Un malore e cade nella scarpata. Sette volte campione italiano nelle gare di rally, titolare dell'Hotel National, aveva 59 anni

Muore il campione Pucci Grossi

RIMINI. Forse un malore, mentre ancora una volta seguiva la sua passione: i motori. Se ne va così Giuseppe “Pucci” Grossi, campione riminese di 59 anni. Nella sua bacheca decine e decine di trofei, ma soprattutto sette campionati italiani di rally. Conosciutissimo anche per la sua attività di albergatore, alla guida dell’Hotel National.

La tragica notizia ieri pomeriggio ha fatto velocemente il giro della città, dando il via a messaggi di cordoglio e di dolore.

L’incidente è avvenuto nelle ore del primo pomeriggio, lungo le strade e i tornanti di Badia Tedalda in provincia di Arezzo, più precisamente Val di Brucia, in una zona che chi la conosce definisce molto impervia.

Giuseppe Grossi faceva parte di un gruppo di centauri che si stava allenando in sella a moto da enduro.

L’allarme giunto al pronto soccorso “parlava” di un uomo deceduto in una scarpata. Le indagini chiariranno meglio la dinamica della tragedia. Sembra comunque che mentre gli escursionisti si trovavano lungo il sentiero numero 19 e durante una sosta, Grossi si sarebbe sentito male, cadendo nella scarpata proprio in seguito al malore.

Alle operazioni di soccorso hanno partecipato i sanitari, i vigili del fuoco, il soccorso alpino, i carabinieri e l’elisoccorso “Pegaso”. L’elicottero ha calato nella scarpata un rianimatore tramite un verricello. Sul posto è giunto anche il magistrato, ma appare confermata la morte causata da un malore.

Albergatore e rallista di grande esperienza - raccontano gli estimatori del campione riminese - ha fatto sognare decine di appassionati a bordo di Lancia Delta, Toyota Celica e tanti altri bolidi a quattro ruote.

Il suo primo titolo iridato porta la data del 1993, mentre è del 2009 il suo settimo e ultimo alloro. Commentando in quell’occasione i suoi molti anni di attività, Grossi ricordò il numero dei titoli vinti e disse: sono sette come quelli di Schumacher.

In seguito ha avuto ruoli importanti anche nella Federazione, in particolare occupandosi della sicurezza dei rally, un tema che sentiva molto suo, soprattutto nei confronti dei giovani piloti.

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