Giovedì 08 Dicembre 2016 | 04:58

MIRAMARE

Il papà lo sgrida e lui lo denuncia

Il tredicenne chiama i carabinieri: «Coltiva droga in casa»

Il papà lo sgrida e lui lo denuncia

RIMINI. Quando i carabinieri della stazione di Miramare l’hanno invitata a riprendere i due figli da alcuni giorni ospiti dal padre, non ha battuto ciglio. Anzi, è stata lei a spiegare con serafica tranquillità, che tutto quel putiferio molto probabilmente altro non era che la “risposta” del primogenito al papà che lo aveva pesantemente redarguito e colpito con uno scappellotto per aver dimenticato nuovamente di fare i compiti delle vacanze. Così il 13enne ha preso il telefono, chiamato il 112, e con candore ha denunciato la strano hobby del genitore: «Venite, in casa mio papà coltiva della droga».

All’operatore della centrale operativa che, esterrefatto gli chiedeva lumi e conferme di quella pesantissima accusa, ha ripetuto un paio di volte “il concetto”, quindi ha informato l’interlocutore in divisa che nell’appartamento con lui c’era anche il fratello più piccolo.

Vista la situazione totalmente avulsa dai normali contesti in cui una operazione di servizio viene organizzata e poi condotta, ricevuto l’ok della procura della Repubblica, i militari si sono presentati alla porta dell’abitazione scortati dalla mamma dei ragazzini per affidarli alla sua custodia prima del controllo. Quando il padre, un riminese classe ’67, ha visto tutto quell’affollamento sull’uscio, raccontano le cronache, non avrebbe battuto ciglio; ha fatto andare con la madre i ragazzini e quando i carabinieri gli hanno spiegato il perché dell’improvvisata, ha consegnato tutta la droga che effettivamente deteneva: sei grammi di marijuana già trattata e riposta in una scatola di cartone per il tè. Esposte al vento delle pale di un ventilatore sono stati invece trovati una quindicina di bastoncini con relative influorescenze che con l’aria da lì a breve si sarebbero asciugate producendo una decina di grammi di droga da fumare.

Oltre a questo i militari non hanno trovato nulla però che potesse far pensare a un’attività diversa da quella della produzione di droga per uso personale. Non sono stati infatti trovati né un bilancino di precisione né il tipico armamentario per il confezionamento delle dosi. Queste due circostanze unitamente allo scarsissimo principio attivo della marijuana hanno così evitato che per l’uomo si spalancasse il portone del carcere dei Casetti. Per lui, oltre all’inevitabile sequestro del fumo, è scattata “solo” la denuncia a piede libero per detenzione di sostanze stupefacenti a fine di spaccio.

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