Mercoledì 07 Dicembre 2016 | 21:11

IL CASO

Pranzi "inventati", scoppia il caos

Fabio Grassi si dimette da responsabile della comunicazione dell'Apt Servizi

Pranzi "inventati", scoppia il caos

CESENATICO. Rimborsi per pranzi e cene per giornalisti che non erano presenti: scoppia la tempesta dopo la testimonianza di una giornalista sul Corriere della Sera e il bailamme porta alle immediate dimissioni del capo ufficio stampa dell’Apt regionale, il cesenaticense Fabio Grassi.

Tutto nasce a fine luglio con l’interrogazione in assise regionale di Raffaella Sensoli del Movimento 5 stelle sulle spese per ospitare (pranzi, cene e soggiorni) giornalisti italiani e stranieri, mentre è concomitante l’annuncio di un esposto alla Corte dei Conti.

Secondo la ricostruzione fatta sul Corriere della Sera, il responsabile della comunicazione dell’Apt Servizi Emilia Romagna, la società pubblica di promozione turistica della Regione, avrebbe incontrato nei giorni scorsi tre giornalisti per raccontare che figuravano presenti in pranzi di rappresentanza che si erano tenuti in locali di Cesenatico dei quali invece non sapevano manco che si fossero tenuti.

Insieme agli altri giornalisti, nella vicenda è rimasto coinvolto, suo malgrado, anche un cronista del Corriere Romagna, che non ha beneficiato delle cene in cui risulterebbe presente e che fin da subito ha respinto al mittente la richiesta di ammettere eventualmente la propria presenza.

Ma perchè coinvolgere giornalisti ignari per un totale di 8 volte su 4-5 mangiate che si sono svolte nel 2015? Per poter avere il rimborso spese che altrimenti sarebbe stato negato.

Grassi avrebbe ammesso ad esempio che sarebbero stati presenti l’editore Mugavero e Dario e Jacopo Fo. E che avrebbe fatto il nome dei cronisti per rientrare delle spese. Evidentemente perchè per i canoni Apt andare a mangiare per fare promozione con un cronista è ammesso, con un premio Nobel e il suo entourage no. E, ironia della sorte, i grillini hanno fatto esplodere il caso e poi è venuto fuori il nome di una loro bandiera, che va comunque evidenziato non poteva sapere che nomi c’erano scritti nei rimborsi spese dei pranzi a cui veniva invitato.

Ma tant’è. Grassi si sarebbe scusato per avere utilizzato i nomi dei giornalisti senza che questi lo sapessero. Ma il discorso va oltre. I cronisti ovviamente sono tutto fuorchè contenti, lui cerca di tranquillizzarli, ma esplicita anche la richiesta in un futuro eventuale di ammettere la partecipazione a questi appuntamenti a tavola, nel caso l’indagine fosse andata avanti e i giornalisti chiamati in causa. Nessuno dei presenti risulta però che abbia acconsentito o promesso di testimoniare il falso.

Poi nella registrazione trascritta dal Corriere emergono altri aspetti del sistema delle pubbliche relazioni a livello turistico, con giornalisti ospitati per avere “in cambio” dei servizi. Ma questi ovviamente lo sanno e non figurano persone terze che non c’entrano nulla.

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