Sabato 01 Ottobre 2016 | 22:39

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TENTATO OMICIDIO A SAN GIULIANO

Agguato in strada, arrestato il mandante

Notificata in carcere ad Attilio Zandatina Da Corte l'ordinanza di custodia cautelare

 Agguato in strada, arrestato il mandante

RIMINI. E' accusato di essere il mandante del tentato omicidio ai danni del riminese Augusto Mulargia, ferito in strada il 5 aprile con due colpi di pistola. I carabinieri hanno notificato l’ordinanza cautelare in carcere, dove è detenuto per droga, a Attilio Zandatina Da Corte, 73 anni. La sua intenzione, per l’accusa, era quella di vendicarsi.

A indirizzare le indagini fu lo stesso ferito che spiegò di non aver «visto in viso gli attentatori», ma parlò di Zandatina come dell’uomo da quindici anni vantava un credito che lui non intendeva pagare. «Soldi che servirono per l’acquisto di cocaina, di cui all’epoca facevo uso, e che non ho restituito». La somma potrebbe essere più alta, in un’intercettazione si parla di 60mila euro, e forse legata a qualcosa di più che un “semplice” debito di droga, ma per gli investigatori questo basta a spiegare il rancore del presunto mandante. In una conversazione è lo stesso Zandatina, difeso dall’avvocato Giuliano Renzi, a parlare di vendetta. «Io mi vendico. Ho avuto sempre quel brutto vizio, che mi vendico... e diciamo che ho goduto in quell’attimo». C’è da valutare se ci sono sufficienti prove per collegarlo agli sparatori (oggi sarà interrogato dal giudice). Il Tribunale del Riesame, intento, ha confermato la solidità del quadro indiziario a carico del presunto sparatore Emanuel Camaldo (difeso dall’avvocato Tiziana Casali) il proprietario dell’utilitaria nera - una Smart For two, acquistata nel novembre 2015 da un terzo co-indagato, “figliastro” del presunto mandante - utilizzata nel raid punitivo. Fu una coppia di coniugi, quella sera, a notare due uomini all’interno della city-car in sosta lungo via Zavagli, a san Giuliano, come se fossero in attesa di qualcuno. Le telecamere di sorveglianza della città la ripresero nelle vie limitrofe dopo l’accaduto. Ma a collegare il proprietario all’agguato furono proprio i due testimoni, grazie a un prezioso dettaglio. «Il passeggero della Smart fumava e a un certo punto ha anche gettato la sigaretta a terra».

Su quel mozzicone è stato isolato il dna di Camaldo. (and.ros.)

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