Domenica 25 Settembre 2016 | 07:25

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All'aeroporto di Istanbul «tra bombe, carri armati e una folla in lacrime»

Il riminese Andrea Falcinelli in mezzo al golpe fallito in Turchia

All'aeroporto di Istanbul «tra bombe, carri armati e una folla in lacrime»

RIMINI. Intrappolato nel bel mezzo del tentato colpo di stato in Turchia. Tra jet che sganciavano bombe, polizia in assetto da guerra e gente che scappava da tutte le parti con il terrore negli occhi. Il riparo in un bar, le prime notizie e la tensione che piano piano scema fino all’annuncio che tutto è stato riportato alla normalità.

Andrea Falcinelli, 35enne riminese, si trovava all’aeroporto Ataturk di Istanbul quando una parte dell’esercito turco ha tentato il golpe. Era partito da un paio d’ore da Bologna per far ritorno a Bangkok dove si è trasferito da circa un anno. Conosciutissimo per il suo passato da “meteoman”, Falcinelli ora gestisce due portali turistici ed è stato scelto come modello da una famosa agenzia thailandese per girare degli spot pubblicitari.

«Dopo un anno lontano da casa – racconta dall’aeroporto dove è rimasto per circa 24 ore prima di salire su un nuovo volo con direzione Thailandia – ero tornato per stare con i miei genitori, le mie due sorelle, le nipotine e gli amici. La sera prima di partire (giovedì, ndr) non avevo praticamente dormito perché mi sono goduto il grande temporale e la mareggiata che ci sono state: ero felice e sereno».

Almeno fino allo scalo in Turchia dove l’inferno si è scatenato nel giro di pochi minuti.

«E’ iniziato tutto all’improvviso. Mi ricordo che ero appena entrato nel gate per Bangkok e stavo guardando i voli in partenza. La situazione era tranquillissima. Poi il tabellone luminoso ha iniziato a muoversi. Di fianco ai primi voli in alto è venuta fuori la scritta “cancelled” che piano piano è arrivata fino in fondo. A quel punto ho capito che stava succedendo qualche cosa. La gente di fianco a me ha iniziato ad andare nel panico anche perché nelle televisioni interne stavano andando le immagini di Nizza e quindi qualcuno ha subito pensato a un altro attentato. Il panico aumentava di minuto in minuto anche perché nessuno sapeva darci informazioni, chiedevamo ma dall’altra parte la risposta era sempre la stessa “non sappiamo”. Poi c’è stato un urlo di una persona che si trovava vicino a una vetrata, mi sono avvicinato e ho visto un paio di carri armati all’interno del perimetro dell’aeroporto e dopo una trentina di minuti è entrato un fiume di gente con bandiere in mano urlando slogan che francamente non ho capito. Ogni tanto da questo corteo usciva qualcuno che scappava e molta gente impaurita gli andava dietro».

La situazione ha iniziato presto a complicarsi.

«Diciamo che fino a quel momento – spiega Andrea – a parte i carri armati, non era accaduto nulla che potesse far credere a un attentato o a un colpo di stato. Poi, però, all’improvviso abbiamo sentito il volo a raso di un caccia e subito dopo l’esplosione di una bomba. Lì è stato il panico generale con gente che scappava da tutte le parti: sedie che volavano, tavolini gettati via, persone calpestate. Il tutto è durato qualche minuto, poi è tornata una sorta di calma apparente. Io ho aiutato un paio di persone completamente terrorizzate a darsi una calmata e con me c’era anche un ragazzo che ha prestato il suo telefono come modem permettendoci di capire che cosa stesse accadendo e soprattutto di avvisare i nostri famigliari. Purtroppo questa sorta di calma è durata poco perché abbiamo sentito arrivare altri due aerei dai quali sono state sganciate altrettante bombe che fortunatamente sono esplose vicino, ma non così tanto da provocare danni alla struttura e alle persone. Devo dire sinceramente che anche per uno calmo come me la situazione non è stata facile, ho cercato di stare il più tranquillo possibile e soprattutto aiutare le persone che erano in crisi. Ho visto gente bloccarsi completamente, altri piangere disperatamente, ho cercato di rasserenarli ma non è stato facile. Poi è iniziata a trapelare la notizia che Erdogan era in aeroporto e che la polizia turca aveva sventato il golpe. Minuto dopo minuto la situazione è rientrata e io grazie proprio a una delle persone che ho aiutato, ho trovato ospitalità nella stanza vip di una compagnia aerea. Che esperienza è stata? Diciamo forte, ho capito cosa si possa provare in certi momenti. Adesso non vedo l’ora di tornare a Bangkok e riposare un po’».

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