Venerdì 30 Settembre 2016 | 17:09

OPERAZIONE FUORI ORARIO

I furbetti del cartellino, la questura fa pulizia in casa

Domiciliari per il responsabile dell'ufficio amministrativo e per due collaboratori: in 45 giorni sono stati assenti senza permesso fino al 60% delle ore da lavorare. Obbligo di dimora per un agente distaccato a ruoli civili ora in servizio a Bari

 I furbetti del cartellino, la questura fa pulizia in casa

RIMINI. Quando si dice il caso. Indagano per individuare gli autori del doppio raid criminale alla Luxury Watch di corso Garibaldi, e scoprono che un agente e tre dipendenti civili della Questura passano il tempo a sorseggiare caffè, aperitivi, giocare con le slot machine, far spesa con le mogli, anziché stare al lavoro dalle 8 alle 14 (più due rientri settimanali) come invece risulta dai fogli presenza.

È la genesi di “Fuori orario” l’indagine condotta dalla squadra mobile della questura di Rimini coordinata dal sostituto procuratore Davide Ercolani, che ha portato il giudice per le indagini preliminari Fiorella Casadei ad emettere tre ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari nei confronti di Emilio Mennillo, romano, classe 1964, responsabile dell’ufficio Amministrativo della Questura e di due suoi collaboratori: Filippo Camera, 48 anni il prossimo dicembre (entrambi assistiti dall’avvocato Francesco Pisciotti) e del 43enne corianese Fabio Pasotti (avvocato Giovanni Bezzi). Un quarto provvedimento restrittivo, obbligo di firma, ha invece raggiunto l’agente Mariano Di Chicco , 44 anni, ora in forza alla questura di Bari. Per tutti il reato ipotizzato è di truffa aggravata ai danni dello Stato. A Filippo Camera viene contestato anche il falso per aver alterato le date su due certificati medici. È stato invece solo indagato per peculato, reato che avrebbe commesso nel lontano 2009 (ritardato versamento di circa 5mila euro quando era responsabile della mensa) per cui il giudice non ha più ravvisato gli estremi della misura cautelare. Tutti, invece, devono rispondere della violazione della legge Brunetta che come sanzione più importante prevede il licenziamento. Da ieri, comunque, sono ufficialmente sospesi e senza stipendio.

Come detto, le disavventure dei quattro furbetti del cartellino, sono iniziate quando gli investigatori della Mobile, chiuse le indagini sulla Luxury, hanno fatto presente al pubblico ministero una telefonata in particolare tra Camera e sua moglie dipendente della orologeria che al marito chiedeva «Hai fatto la fuga?».

Il sostituto procuratore Davide Ercolani, forte anche dell’esperienza maturata alla procura militare di La Spezia dove ha condotto diverse inchieste per questo tipo di reato, ha subito aperto un fascicolo e, una volta estrapolati nomi e cognomi dei furbetti, li ha fatti mettere sotto controllo. Intercettazioni e pedinamenti per 45 giorni, dal 1 di ottobre fino a metà novembre dello scorso anno, che hanno portato alla luce uno scenario sconfortante. Incredibile. Filippo Camera, per esempio, in quel lasso di tempo è riuscito a non stare dietro la sua scrivania, senza alcun permesso, per 21 giorni, esattamente il 45 per cento delle ore in cui avrebbe dovuto lavorare. Mennillo, il suo capo ufficio con cui almeno due volte è stato immortalato in partenza da Rivabella, sede della caserma Mosca per sedersi alla tavola di una famosa trattoria sulla Marecchiese anziché alla mensa “aziendale”, ha marinato il lavoro solo 17 volte. All’amministrativo Fabio Pasotti il record: ha totalizzato uscite non permesse per il 60 per cento delle ore in cui avrebbe dovuto lavorare, arrecando un danno allo Stato stimato in 2.857 euro. Appena cinque, ma comunque sufficienti per essere indagato, le assenze arbitrarie contestate a Di Chicco.

Ma dove andava l’allegra banda, in grado di fregare anche 3 ore di lavoro al giorno? Ai bar Vela di via Destra del Porto e Angelo di Viserba, località molto gettonata perché sede anche del centro commerciale che ospita un Conad dove fare spese assieme alle mogli. Non sono state disdegnate neppure incursioni fuori provincia, come quella all’Iper di Savignano. Il poliziotto, invece, andava ad accudire i cani del suo allevamento a Mulazzano.

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