Mercoledì 28 Settembre 2016 | 00:21

CANCRO INFANTILE

Un sogno sulle punte più forte della malattia

La storia di Matteo Magalotti: la vita interrotta da un linfoma e ripartita con slancio dopo la guarigione

Un sogno sulle punte più forte della malattia

RIMINI. Neppure la malattia è riuscita a fermare il grande amore di Matteo per la danza. Sebbene fosse una malattia impegnativa, che l’ha tenuto immobilizzato per molti mesi, Matteo è ripartito di slancio e ora, a soli 17 anni, frequenta l’Accademia dell’Opera di Vienna, l’estate scorsa ha frequentato una Intensive Summer School a San Francisco, e si prepara a fare della danza la sua vita, oltre che la sua grande passione. E decide ora (ieri peraltro ricorreva la Giornata internazionale del cancro infantile) di dare questa testimonianza, per incoraggiare tutti i bambini che, come ha fatto lui, combattono contro patologie oncologiche: «Mi sento pronto per farlo, per raccontare la mia storia» dice.

La storia di Matteo Magalotti, riminese, inizia a 5 anni, quando scopre di amare la danza e la mamma lo porta a frequentare i primi corsi.

Poi, nel dicembre 2007, succede qualcosa…. «Ero in vacanza in montagna con la mia famiglia – ricorda – e cominciai ad avere qualche linea di febbre, con gola ingrossata e affaticamento. Al ritorno il nostro pediatra ci ha consigliato di andare all’ospedale di Rimini e lì il professor Vico Vecchi (allora primario della Pediatria, ndr.) disse che era meglio ricoverarmi per ulteriori accertamenti. Da quegli accertamenti emerse che avevo un linfoma non Hodgkins. Trascorsi in ospedale il mio nono compleanno, il 6 gennaio 2008, e rimasi ricoverato per sei mesi continuativi, fino al 3 giugno».

In quei mesi i medici dell’Oncoematologia pediatrica dell’ospedale Infermi attaccano la malattia che affligge Matteo, mettendo insieme scienza e vicinanza umana, così come fanno con tutti i piccoli pazienti, circa 30 nuovi casi l’anno, che vengono seguiti per patologie oncologiche. E il linfoma di Matteo comincia a regredire, già al secondo ciclo di cure sparisce.

«Dopo la dimissione – ricorda ancora Matteo – dovevo tornare in ospedale tutti i giorni per fare analisi di controllo e medicazioni, poi la frequenza è pian piano diminuita: ogni tre giorni, poi ogni settimana, poi ogni mese, ogni tre mesi, ogni sei mesi, e ora devo controllarmi una volta l’anno».

La vita riprende. E con essa la scuola, recuperando nei mesi estivi la IV elementare persa a causa del ricovero, e soprattutto la danza. Ai corsi di moderno Matteo affianca anche lo studio del balletto classico, la passione per quest’ultimo cresce e diventa qualcosa di più. «Vedevo che me la cavavo, e così ho iniziato a fare stage estivi, in particolare uno stage professionale alla scuola di Danza Coreutica di Firenze con la maestra Elisabetta Hertel che mi ha convinto ancor più delle mie potenzialità. Tanto che quando, al momento della scelta delle scuole superiori, mia mamma mi ha chiesto cosa volessi fare, ho risposto che avrei voluto tentare delle audizioni per le accademie di danza. Venni selezionato in tre Accademie, quella di Firenze, una di Cannes, in Francia, e quella di Vienna. Avevo 13 anni, sempre con l’aiuto di mia madre, decisi di andare in quella austriaca: dopo averla visitata mi era molto piaciuta, e poi c’era anche qualche altro riminese».

Adesso, dopo quattro anni dall’inizio di quell’esperienza, Matteo ha le idee ancor più chiare: «Credo che la mia vita non avrebbe senso senza la danza. Voglio farne il mio lavoro e, certo, ho anche un sogno, di arrivare al livello di fama di Roberto Bolle». Per questo Matteo si alza molto presto tutte le mattine ed è in sala danza già alle 7.30: «Studiamo fino alle 12.30, poi pranziamo e dalle 13.50 fino alle 18 frequentiamo le scuole superiori, sempre all’interno dell’Accademia. A volte dobbiamo studiare anche di sera, e quando siamo vicini ad esami o spettacoli, il sabato». Come tutti i ragazzi della sua età Matteo ama anche uscire e andare in discoteca, «ma solo al sabato sera perché siamo stanchissimi. E la domenica riposo assoluto».

A Rimini Matteo torna per le vacanze di Natale e Pasqua e d’estate, lo scorso luglio ha avuto un importante impegno all’estero: «Mi sono aggiudicato una borsa di studio grazie alla quale ho frequentato una prestigiosa summer school di danza a San Francisco». Poi «l’anno prossimo mi diplomerò, e dovrò cominciare a fare audizioni per trovare un posto in una compagnia di danza». Opere preferite? «Il Don Chisciotte e ovviamente Il lago dei cigni».

E’ molto maturo, Matteo. Più maturo della sua età. E lui ha una sua idea in merito: «Ora che ho 17 anni posso dire che l’esperienza della mia malattia non è stata solo una cosa negativa. Mi ha maturato molto, mi ha aiutato a crescere e mi ha dato una carica in più che mi è servita anche nel mondo della danza e nella decisione di partire per Vienna a 13 anni. E’ stata dura certo… Vedere mia madre, che mi è stata sempre vicino, che passava le giornate in ospedale con me e che di notte piangeva… Ma quell’esperienza è stata, a suo modo, un trampolino di lancio per la vita. E mi sento anche pronto a raccontarla perché è parte di me, e per aiutare i bambini e i ragazzi che hanno una malattia oncologica: non solo la malattia la si può vincere ma, con l’aiuto del personale medico e sanitario e delle persone care, la si può anche piegare a proprio vantaggio. Ora posso dire che senza quell’esperienza non sarei quello che sono».

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