Venerdì 09 Dicembre 2016 | 06:46

TRE RIMINESI NEI GUAI

Lingotti in rete: non è tutto oro quel che luccica

La Finanza indaga sulla catena di Sant'Antonio. Incontri organizzati in un bar cittadino per allargare la platea dei venditori

Lingotti in rete: non è tutto oro quel che luccica

RIMINI. Non è tutto oro quel che luccica. La guardia di finanza di Rimini ha infatti aperto un’indagine su una presunta “catena di Sant’Antonio” legata alla compravendita di lingotti del metallo prezioso attraverso una piattaforma informatica (il sito internet di una società estera). Si sospetta la violazione della legge sulle cosiddette vendite piramidali (risalente al 2005 sulla scia del caso “Tucker”) che distingue le legittime strutture di multilevel marketing da quelle considerate “truffaldine”. La differenza la fa la natura dei guadagni: se nascono dal prodotto commerciato, tutto va bene. Se, invece, sono il mero frutto del reclutamento (che finisce per “monetizzare” per primi i rapporti affettivi) allora nascono i guai. Ne sanno qualcosa tre riminesi al vertice della piccola “piramide” romagnola: sono stati identificati nei giorni scorsi dai militari delle fiamme gialle. Per crearsi la base necessaria a gonfiare il portafogli attraverso le adesioni, avrebbero fatto proseliti a Rimini e nell’entroterra, non soltanto con il passaparola, ma attraverso degli incontri collettivi, organizzati in un bar cittadino. Il lingotto esiste ed è pubblicizzato sul sito, ma lo “schema” funzionerebbe altrettanto bene se si trattasse di francobolli, bottoni o fotografie d’epoca. Infatti nessuna delle persone interpellate dice di averlo visto e in qualche caso neppure richiesto una volta “acquistato”. Il terzetto di venditori riminesi non avrebbe in realtà alcun collegamento diretto con l’azienda straniera. Ma sfruttandone per primi il meccanismo, almeno in zona, ne starebbero traendo dei buoni profitti. A remunerarli sono quelli sotto di loro che, a loro volta, coinvolgono altre persone: è indispensabile che nessuno si senta ultimo, perché se si inceppa qualcosa allora il sistema crolla, la ricchezza sognata sfuma e anche il lingotto va a farsi benedire. Un giochetto inventato negli anni Venti dal romagnolo Carlo Ponzi e portato ai livelli più alti dal finanziere americano Bernard Madoff. Il meccanismo del lingotto è semplice: se non possiedi 7mila euro per acquistare il mattoncino d’oro (e lasciarlo in custodia nei caveau dell’azienda), l’azienda ti viene incontro. Con sole 500 euro di acconto accedi al piano di marketing. E’ sufficiente convincere e presentare altre due persone per essere ricompensati con un primo credito in euro, accreditato sul tuo conto. Quando hai convinto abbastanza amici, attraverso la tua piccola rete-vendita, allora puoi ritirare i soldi (l’equivalente del prezzo iniziale del lingotto) o continuare la tua carriera. Sono loro, infatti, a ripagare l’investimento e dovranno fare altrettanto per non perdere il proprio denaro. L’oro, ammesso che si trovi davvero in qualche caveau, non si muove mai. L’illusione di diventare ricchi a Rimini avrebbe attratto decine di improvvisati venditori. La finanza ha appena messo uno stop al proselitismo per vederci chiaro. (and.ros.)

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