CODICE DIPENDENTI

Vietato sparlare dei colleghi e accettare regali o sconti

Il Comune detta le regole

di PATRIZIA CUPO

12/02/2014 - 20:30

Vietato sparlare dei colleghi e accettare regali o sconti

RIMINI. Non si sparla dei colleghi e non si fanno fare figuracce all’Amministrazione, non si accettano regali né sconti e, agli utenti, si risponde sempre con gentilezza. Basta coi: «Lei non sa chi sono io». Contro i luoghi comuni sui pubblici dipendenti e la burocrazia distante dai cittadini, anche il Comune di Rimini si adegua e adotta il Codice di comportamento dei dipendenti. Si tratta di un documento che tutte le pubbliche amministrazioni sono chiamate a predisporre e ad approvare in attuazione delle disposizioni previste dalla legge “Severino” del 2012 in materia di prevenzione e repressione della corruzione e dell’illegalità.

L’intento della norma è quello di introdurre una serie di strategie contro le illegalità amministrative eppure, a scorrerlo tutto, il codice di comportamento sembra riassumere solo la cifra del buon senso. Nonostante ciò, è stato necessario metterlo nero su bianco. Suonano dunque “inutili” le precisazioni del tipo: «Il dipendente svolge i propri compiti nel rispetto della legge, senza abusare della posizione o dei poteri di cui è titolare» (articolo 3). Per non parlare del divieto di «usare per usi privati le informazioni di cui si dispone», o dell’obbligo di assicurare «piena parità di trattamento a parità di condizioni» quando si parla dell’utente che si ha di fronte. Ma è l’articolo 4, quello su regali, compensi e altre utilità, che sente il bisogno di mettere per iscritto addirittura i divieti dal commettere reati, tipo la corruzione. «Il dipendente non chiede, né sollecita regali o altre utilità», ma «nemmeno se di modico valore» quando è dato in cambio di un “favore” nella pubblica amministrazione; lo stesso devono fare i dipendenti che abbiano incarico di vigilanza e controllo, come gli agenti della Municipale. No al conflitto di interesse che va sempre denunciato e sì all’obbligo di astensione. L’articolo 10 regola il giusto comportamento nei rapporti privati (no al «Lei non sa chi sono io», e banditi gli atteggiamenti «che possano nuocere all’immagine dell’amministrazione»), e quello seguente obbliga a tenere un corretto comportamento in servizio; correttezza coi colleghi, no agli scarica-barili, e no ai furbetti dei “timbra e scappi”: lo prevede espressamente il comma 3 dell’articolo 11. «Il dipendente – si legge – attesta la propria presenza in servizio, registrando l’entrata e l’uscita esclusivamente nella sede di lavoro, attraverso il corretto utilizzo delle modalità di rilevazione stabilite dall’amministrazione».

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