Martedì 27 Settembre 2016 | 03:54

QUELLI CHE ASPETTANO

Due anni e mezzo per togliere una cisti

L'odissea di un 41enne, il suo intervento è fra quelli considerati non gravi

Due anni e mezzo per togliere una cisti

RIMINI. In attesa da due anni e mezzo per farsi rimuovere una cisti dalla schiena, ma la diagnosi non è grave e, in Chirurgia a Rimini, gli passano davanti tutti. La storia è quella di Maurizio Giovanardi, 41 anni: dal dicembre del 2011 risulta in lista al dipartimento chirurgico di Rimini per farsi asportare una cisti sebacea grande ormai quanto due noci e che gli è cresciuta all’altezza delle scapole, nel centro della schiena. Ma, nulla: nonostante le reiterate richieste all’ambulatorio chirurgico e nonostante la segnalazione al tribunale dei diritti del malato, l’unica spiegazione plausibile che gli hanno consegnato è quella della “scarsa gravità” della sua situazione clinica.

Eppure, secondo i livelli di assistenza essenziali, il 41enne avrebbe diritto all’intervento, anche se per un “pelo”: le cisti sebacee rientrano infatti nei “lea” a differenza di quelle dermatologiche (o microscisti), e con priorità “quattro”: significa che, da linee guida, è nella priorità più bassa, e che quindi va presa in carico (come fatto dall’Ausl visto che il paziente figura in effetti nelle liste d’attesa) ma che tutti gli interventi a priorità maggiore vanno effettuati prima. Insomma, l’intervento verrà eseguito, prima o poi.

«Ma nel frattempo, la mia cisti è raddoppiata - racconta Maurizio -. Mi era già capitato: nello stesso punto, pochi anni fa me ne sorse un’altra. Mi feci visitare, mi misero in lista per la rimozione e nel giro di pochi giorni mi chiamarono per l’intervento. Questa volta, passato così tanto tempo, mi sono spaventato».

I timori del 41enne nascevano dal fatto che, con l’Area vasta, per alcune prestazioni, l’atteggiamento dell’Ausl di Rimini è cambiato e che, oggi, «non sono considerate prestazioni a carico del servizio sanitario nazionale i piccoli interventi dermatologici a carattere estetico, per lesioni che non hanno significato patologico, in quanto non evolutive, tra cui: cheratosi seborroiche, fibromi penduli, nevi intradermici del volto, trauma del lobo auricolare, angiomi rubini, ipercromie solari, milia, comedoni e cisti sebacee, xantomi e xantelasmi, dermatofibromi in pastiglia».

Ma le cisti sebacee non rientrano in questo gruppo, e per loro l’intervento è ancora passato dal servizio sanitario. Già, a meno che uno non si stanchi di aspettare. «Da settembre scorso sono andato già tre volte nella segreteria del reparto di Chirurgia - racconta Maurizio - senza riuscire ad ottenere una data per il mio intervento. Il 18 novembre ho mandato una mail al tribunale per i diritti del malato di Rimini ma non ho ottenuto risposta, dopo un paio di telefonate ho spiegato loro il mio problema e mi hanno detto che dovevo continuare ad informarmi al reparto di Chirurgia, e che era l’unico modo per risolvere il mio problema. Il 21 novembre ho mandato una mail all’ufficio relazioni col pubblico dell’Ausl di Rimini per chiedere quali sono i tempi massimi di attesa per una cisti sebacea e mi hanno risposto: “normalmente i tempi di attesa sulle asportazioni di cisti vengono definiti in sede di visita specialistica, il medico valuta la tempistica in base alla valutazione della situazione clinica».

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