Sabato 10 Dicembre 2016 | 03:59

GLI EFFETTI DEL CYBERBULLISMO

Cellulare clonato, allarmi bomba in tutta Italia

L'indagine al via dalla telefonata arrivata a Le Befane il 26 dicembre scorso: «Esploderete tutti» Riprodotta sim di un ragazzo da cui sono partite minacce sulla presenza di ordigni in tante città

Cellulare clonato, allarmi bomba in tutta Italia

RIMINI. L’allarme bomba al centro commerciale Le Befane del 26 dicembre scorso, rivelatosi in un secondo momento privo di fondamento, è partito da un numero di cellulare clonato. E’ stato appurato grazie alle indagini della polizia

La scoperta è arrivata visto che quando è stata fatta la chiamata alle Befane per segnalare la presenza di un ordigno, il telefonino e la sim corrispondenti erano sotto sequestro della polizia postale di una città siciliana. Quindi il cellulare era per forza di cose spento. L’apparecchio, intestato a un ragazzino, era stato sequestrato perché nei giorni precedenti, sempre da quel numero, erano partiti altri allarmi analoghi, per segnalare la presenza di bombe in luoghi pubblici di diverse città italiane. «Esploderete tutti», aveva annunciato l’anonimo alla direzione delle Befane prima di riattaccare. Una volta rintracciato, di fronte alla richiesta di spiegazioni dei poliziotti, il proprietario del telefonino si era dichiarato innocente, sostenendo di non essere stato lui a fare quelle chiamate. La versione in un primo momento può essere sembrata la classica scusa ma, visto quello che è accaduto successivamente, ha iniziato a prendere quota l’ipotesi che il giovane stesse dicendo la verità. Ora il sospetto è indirizzato a qualcuno, tra i conoscenti del giovane siciliano, che può aver clonato il numero attraverso un software scaricato su internet per poi utilizzarlo al fine di prendersi gioco del ragazzo. Si tratterebbe quindi di un episodio di cyberbullismo. E i responsabili, una volta identificati, oltre a questo reato dovranno rispondere anche di procurato allarme. La telefonata del 26 dicembre al centro commerciale riminese, era stata preceduta da una chiamata molto simile solo tre giorni prima, poi risultata provenire da un’utenza diversa, un telefono pubblico di Riccione, e anche questa rivelatasi infondata. In entrambe le circostanze erano intervenuti polizia e carabinieri con il supporto delle unità cinofile ed erano state attuate tutte le procedure di sicurezza pur senza evacuare la galleria per non scatenare il panico. La questura di Rimini aveva subito avviato le indagini. Dai tabulati telefonici gli agenti hanno ricondotto l’utenza telefonica dalla quale era partita la chiamata il giorno di Santo Stefano al ragazzo siciliano. Sono attualmente in corso gli accertamenti per individuare i responsabili.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Corriere di Romagna

Caratteri rimanenti: 1000