Sabato 10 Dicembre 2016 | 06:01

NEL MIRINO DELLA DIA

Sequestrati a Flavio Pelliccioni la villa con piscina e il resto dei beni

«Patrimonio all'ombra di illeciti»

Sequestrati a Flavio Pelliccioni la villa con piscina e il resto dei beni

RIMINI. La Direzione investigativa di Napoli, con la collaborazione della sezione operativa Dia di Bologna, ha dato esecuzione a un decreto di sequestro beni ai fini della confisca per un valore di cinque milioni di euro, compresa la villa con piscina e campo da tennis, riconducibili all’imprenditore sammarinese Flavio Pelliccioni, 59 anni, assistito dall’avvocato Alessandro Petrillo. Si tratta di un provvedimento emesso dal tribunale di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) che trae origine dagli atti dell’inchiesta penale che coinvolse l’uomo in Campania quattro anni fa, assieme ad altre 54 persone, con l’ipotesi di associazione per delinquere di tipo camorristico. Sebbene Pelliccioni sia stato prosciolto in sede di udienza preliminare da quell’accusa e i giudici, a partire dal Riesame, abbiano escluso ogni suo collegamento mafioso, un secondo provvedimento di natura formalmente “amministrativa” ha seguito un proprio iter parallelo e autonomo, fino a sovrastare anche i precedenti sequestri penali. Lo scopo dell’istituto della “prevenzione” è colpire i patrimoni sospetti, cresciuti grazie ad attività illecite e può utilizzare elementi derivanti dalle inchieste penali - indipendentemente dal loro esito - valutandoli in un’ottica diversa. Nel caso di Pelliccioni gli accertamenti sul suo patrimonio hanno permesso di portare alla luce una sproporzione tra i redditi dichiarati dall’uomo e il suo tenore di vita. Negli ultimi dieci anni, a partire dal 2005, ad esempio, l’imprenditore non risulta aver guadagnato neppure un euro (periodo nel quale non ha mai presentato la dichiarazione dei redditi in Italia). Spetterà a lui, quindi, dimostrare di aver acquistata legittimamente i beni finiti nel mirino della Dia: si chiama inversione dell’onere della prova. Pelliccioni abita tutt’ora nella villa riminese, affidata da ieri dopo il sequestro in custodia giudiziale alla moglie, ma è in causa con il presunto nuovo proprietario (una sentenza di primo grado dà torto al sammarinese). Per gli investigatori anche quella è in realtà riconducibile all’uomo, assieme agli altri beni oggetto di sequestro da tempo: le quote sociali di due imprese a Riccione nel settore turistico (Beach Paradise e il Beach Café srl), sei tra auto e moto e conti correnti (la Dia parla di 21 rapporti finanziari). L’indagine della Dia napoletana in cui venne coinvolto Pelliccioni mise in luce gli intrecci tra il ceto politico di Casal di Principe (Caserta) e l’ala militare e imprenditoriale delle fazioni Schiavone Bidognetti dei Casalesi. In particolare, Pelliccioni, agli arresti dal 6 dicembre 2011 al 24 aprile 2012, era stato inizialmente sospettato di aver svolto un consapevole ruolo da intermediatore finanziario e faccendiere per l’acquisizione di un appalto. Procurò infatti garanzie, tra l’altro “taroccate”, per un ingegnere coinvolto nell’inchiesta per la realizzazione di un centro commerciale a Casal di Principe, mai avvenuta, per la quale è sotto processo l’ex sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino. All’udienza preliminare, celebrata nell’aula bunker di Poggioreale a Napoli, Pelliccioni fu prosciolto dai più gravi reati di associazione camorristica e riciclaggio e rinviato a giudizio per falso e truffa. Per quei reati, prossimi alla prescrizione, si trova ancora a dibattimento. Il sospetto di sue dirette commistioni con il clan dei Casalesi nel frattempo è definitivamente caduto, ma i guai ancora continuano. Il patrimonio sequestrato, infine, è stato affidato a un amministratore giudiziario esperto in materia.

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