Martedì 27 Settembre 2016 | 14:07

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Istanza di fallimento per il Rimini

Il patron De Meis contro Pierotti che pretende 65mila euro: udienza fissata a novembre

 Istanza di fallimento per il Rimini

RIMINI. Un’istanza di fallimento nei confronti dell’Ac Rimini 2012 è stata presentata dalla società di servizi Eco Service dell’imprenditore riminese Massimo Pierotti.

Il Tribunale ha fissato l’udienza per il 27 novembre prossimo davanti al giudice relatore Rosario Lionello Rossini. Pierotti pretende il pagamento di 65mila euro, un debito che la società non riconosce in quanto l’imprenditore (vecchio socio nella precedente gestione), al momento di passare la mano, al pari di altri, si sarebbe impegnato ad accollarsi una parte degli “impegni” economici presi in precedenza con una banca riminese. «Sulla controversia deciderà il giudice - spiega serenamente il patron Fabrizio De Meis - abbiamo le nostre ragioni e in ogni caso non ci sarà alcun fallimento: i nostri conti sono a posto». In tribunale comparirà il neo amministratore unico Angelo Palmas, ma De Meis è saldamente in sella e - assicura - non ha alcuna intenzione di defilarsi. «Sono il proprietario del Rimini è il cambio societario è legato solo ai miei impegni che mi portano fuori Rimini per almeno tre giorni alla settimana: così tutto sarà più pratico e la quotidianità più semplice. Neppure Berlusconi è formalmente presidente, stesso discorso per Bellavista». De Meis, con la mediazione del Comune, ha già neutralizzato un’analoga azione per 180mila euro (soltanto annunciata) dei fratelli Franchini, mentre in agosto - alla vigilia dell’udienza davanti al giudice - ha risolto un contenzioso di poche migliaia di euro con una società che si occupa di sicurezza. «Non è escluso che anche con Pierotti possa risolversi tutto davanti a un caffé, prima del 27 novembre: aspetto una sua telefonata». De Meis invita a guardare ai fatti. «Un anno e mezzo fa la situazione sportiva e quella finanziaria del Rimini erano disastrose, adesso non è più così. Abbiamo vinto un campionato, siamo approdati in Legapro, ci siamo iscritti regolarmente senza penalizzazioni, abbiamo rispettato le scadenze federali e paghiamo gli stipendi ai giocatori. E quanto al debito, parliamo di debito pregresso che risale agli anni 2011 e 2012, lo abbiamo alleggerito sensibilmente, concentrandoci sulle questioni più onerose, come quelle bancarie. Un lavoro straordinario. In questi giorni, ad esempio, siamo arrivati a una transazione con la Banca di Rimini. Per il resto stiamo fronteggiando, un po’ alla volta, le richieste vecchie e nuove dei fornitori. Per cinquanta operazioni che chiudiamo, ce n’è sempre qualcuna che resta fuori, ma invito solo ad avere un po’ di pazienza». C’è chi non l’ha avuta. Così si spiegano i pignoramenti in Lega sui contributi, e quelli sulle forniture sportive dello sponsor tecnico, da parte di soggetti che vanno dall’ex commercialista, al comitato provinciale della Croce rossa, alla ditta dei pullman. «Farei un distinguo tra le pretese dei vecchi soci, un atteggiamento che mi amareggia, che secondo i miei avvocati non sono fondate e quelle dei pochi fornitori non ancora pagati: i primi speriamo ci lascino stare, contiamo nella loro comprensione degli altri: possono stare tranquilli, avranno quanto dovuto. Un’altra cosa: sento parlare di azioni legali e denunce dei mancati soci inglesi: per me si tratta solo di potenziali acquirenti che si sono tirati indietro e ai quali non debbo niente. Se qualcuno vuole davvero darmi una mano a fare grande il Rimini deve solo farsi avanti e sarà ben accetto, a patto che lo voglia davvero». Di questi tempi qualsiasi azienda si trova a far fronte a tanti pagamenti da mettere in fila secondo propri criteri, nel calcio poi è la norma. «Le difficoltà c’erano un anno e mezzo fa, non oggi: abbiamo risolto l’80 per cento delle criticità finanziarie ereditate e abbiamo una squadra protagonista che lunedì prossimo affronterà su Raisport in diretta televisiva una squadra blasonata come il Pisa. I giocatori e i tifosi possono stare sereni: mi aspetto una grande prestazione». Il messaggio è chiaro: io la mia parte la faccio, ora tocca a voi in campo.

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