Domenica 04 Dicembre 2016 | 13:14

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IL GIALLO DI GUERRINA

Richiesta respinta, Gratien resta in carcere

Secondo il giudice non ci sono le condizioni per rimettere il religioso in libertà

  Richiesta respinta, Gratien resta in carcere

VALMARECCHIA. Padre Gratien Alabi resta in carcere. Il Gip del tribunale di Arezzo ieri mattina ha respinto infatti l’istanza di scarcerazione presentata dal difensore del prete, l’avvocato Francesco Zacheo, che in subordine aveva richiesto i domiciliari nel convento dei Premostratensi di Roma con l’applicazione del braccialetto elettronico.

Secondo il giudice non ci sono le condizioni per rimettere il religioso in libertà, in quanto permangono le esigenze cautelari per il pericolo di fuga, reiterazione di reato e inquinamento delle prove. Alabi è in carcere dal 23 aprile scorso con l’accusa di aver ucciso e nascosto il cadavere di Guerrina Piscaglia, la 50enne scomparsa dalla sua casa di Ca’ Raffaello (Badia Tedalda) l’1 maggio del 2014. L’avvocato presenterà ricorso al Tribunale del riesame e preparerà quello per la Cassazione. Il religioso congolese, dal carcere continua a dichiararsi innocente e per il 4 dicembre è fissata la prima udienza in Corte d’Assise. Secondo l’accusa il prete, che prestava servizio con altri connazionali nella canonica di Ca’ Raffaello, avrebbe fatto sparire Guerrina per evitare scandali, poiché lei dichiarava di aspettare un figlio da lui. Anche questa circostanza è sempre stata negata da Gratien e l’avvocato Zacheo, che recentemente ha sostituito Luca Fanfani, ha sostenuto la tesi che il prete è impotente. Tuttavia, c’è anche una donna di nazionalità rumena, sentita dai magistrati, che ha dichiarato di aver avuto rapporti intimi con il parroco. Guerrina Piscaglia, originaria di Novafeltria, viveva a Ca’ Raffaello con il marito Mirco Alessandrini e il figlio Lorenzo. Da più di un anno e mezzo non si hanno sue notizie e gli inquirenti non avrebbero dubbi sul fatto che sia morta. Ma il suo cadavere non è mai stato trovato, nonostante la zona della sua residenza, e parte del territorio dell’Alta Valmarecchia, sia stata battuta a tappeto, anche con il supporto di unità cinofile. L’unico accusato per la sparizione della donna è sempre stato solo padre Alabi.

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