Venerdì 09 Dicembre 2016 | 06:41

IL MISTERO DI GUERRINA

Padre Gratien verso il processo

L'alibi, il misterioso zio Francesco, non convince il Pm

 Padre Gratien verso il processo

NOVAFELTRIA. Otto ore di interrogatorio e due sole certezze. Lunedì l’avvocato Francesco Zacheo depositerà l’istanza affinchè padre Gratien possa avere gli arresti domiciliari. Se non in simultanea, quasi, il procuratore capo di Arezzo Roberto Rossi e il sostituto Marco Dioni titolare del fascicolo sulla scomparsa di Guerrina Piscaglia, chiederanno per il sacerdote di origini congolesi il rinvio a giudizio per omicidio volontario e occultamento di cadavere.

Le otto ore di faccia a faccia, infatti, sembra proprio non abbiano scalfito per nulla le certezze della pubblica accusa.

A partire da quella sul fantomatico zio Francesco che per l’accusa è un personaggio di pura fantasia, gettato lì per intorbidire ulteriormente le acque di questo giallo iniziato il 1 maggio del 2014 quando Guerrina non ha più fatto ritorno a casa. Un fantomatico nordafricano sulla cinquantina, che parla con forte accento francese, proprietario di un grosso cane bianco che viaggia a bordo di un’auto grigia di cui, con tre descrizioni diverse (come confermato agli investigatori dai diretti interessarti), ha parlati con padre Faustino, con il vicario monsignor Dallara e con un amico.

Padre Gratien, oltre a ribadire di non aver nulla a che fare con la sua sparizione, ha negato con forza di essere stato anche in possesso del cellulare della donna. Circostanza anche questa non credibile perchè dall’apparecchio della donna, sempre quel 1 maggio, è stato inviato un sms al cellulare di un altro sacerdote di cui solo padre Graziano era a conoscenza.

Ovviamente le non rivelazioni del sacerdote hanno creato grande delusione tra i familiari di Guerrina che speravano di essere arrivati alla fine della storia. Il marito Mirco Alessandrini era pronto ad ascoltare rivelazioni anche forti, invece il desiderio di chiarezza sulla fine della moglie resta inappagato. I suoi avvocati Francesca Faggiotto e Nicola Detti attendono con ansia la conclusione delle indagini: il nome del loro assistito, infatti, è ancora iscritto nel registro degli indagati. L’ipotesi di reato contestatagni è di false dichiarazioni al Pm.

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