Sabato 03 Dicembre 2016 | 12:42

IL MISTERO DI CA' RAFFAELLO

Padre Gratien: cercate zio Francesco

Ieri l'interrogatorio fiume del frate accusato dell'omicidio di Guerina Piscaglia

 Padre Gratien: cercate zio Francesco

NOVAFELTRIA. L’identikit di Zio Francesco nella prima parte dell’interrogatorio, il non possesso del cellulare di Guerrina Piscaglia nella seconda parte. Queste le principali informazioni che Gratien Alabi ha fornito al Pm Marco Dioni della Procura di Arezzo nell’interrogatorio fiume che si è svolto ieri all’interno del carcere di San Benedetto su richiesta della difesa.

«Zio Francesco è un uomo africano, sui cinquanta anni che parla francese» ha raccontato ai numerosi giornalisti l’avvocato Zacheo all’uscita dal carcere spiegando, mentre si avvicinava all’auto, alcune dichiarazioni rese da Gratien al magistrato mentre hanno ripercorso tutto quel primo maggio del 2014, giorno della scomparsa di Guerrina. E il cellulare della donna? «Gratien ha dichiarato che non è mai stato in suo possesso». Insomma nessuna ammissione, nessun cedimento anzi la richiesta di indagare altrove anche nei confronti del marito Mirko Alessandrini. Richiesta alla quale da lontano ha già risposto l’avvocato Faggiotto dicendo che la vita del suo assistito è già stata scandagliata e nulla è stato trovato.

Ieri dunque si è siglato un altro capitolo della vicenda della scomparsa della casalinga di Ca’ Raffaello Guerrina Piscaglia. Per quasi un anno a partire dal settembre 2014 quando fu iscritto nel registro degli indagati, Padre Gratien si era sempre avvalso della facoltà di non rispondere. In quel primo confronto con il magistrato l’interrogatorio durò ben 7 ore con il religioso che all’epoca era indagato per concorso in sequestro di persona o distruzione di cadavere e difeso dall’avvocato Luca Fanfani. Oggi il cambio di linea difensiva si è concretizzato. «E’ una giornata importantissima» ha dichiarato proprio il legale Zacheo entrando al carcere di Arezzo ieri mattina alle 9. Se così è stato lo giudicherà il magistrato che segue l’inchiesta Marco Dioni che a questo punto, è verosimile che chiuda in tempi brevi le indagini e chieda il rinvio a giudizio. Dal canto suo l’avvocato difensore del padre congolese ha annunciato che lunedì depositerà la richiesta per gli arresti domiciliari. Il religioso si trova in carcere dal 23 aprile con l’accusa dell’omicidio di Guerrina e dell’occultamento del suo cadavere. L’interrogatorio è andato avanti per sette ore e mezzo con una pausa di dieci minuti alle 14.15 per poi terminare dopo le 17.

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