Lunedì 26 Settembre 2016 | 22:45

LA VIOLENZA DI FERRAGOSTO

«Mi ha dato lei il numero e chiesto droga, ma non abbiamo avuto nessun rapporto»

Il giudice ha convalidato l'arresto di Massow Seck, il 27enne senegalese accusato di aver stuprato una coetanea milanese. Ma lui nega tutto

«Mi ha dato lei il numero e chiesto droga, ma non abbiamo avuto nessun rapporto»

RIMINI. È stato convalidato ieri mattina l’arresto di Massow Seck, il 27enne senegalese accusato di aver stuprato una coetanea milanese la notte di Ferragosto sulla spiaggia di Rimini. Ritenendo attendibile la versione dalla donna, definita «pacata e senza volontà di vendetta», e alla luce del quadro clinico riscontrato in ospedale, il Gip Fiorella Casadei ha disposto che l’uomo resti in carcere.

Ieri mattina, assistito dall’avvocato Mauro Crociati, il senegalese ha raccontato la sua versione dei fatti, che capovolge completamente le dichiarazioni della ragazza: «Non abbiamo avuto alcun tipo di approccio sessuale. Il nostro incontro è durato al massimo 40 minuti ed è stata lei ad avvicinarmi per chiedermi se avevo della marijuana perché aveva bisogno di rilassarsi. Io le ho risposto che al massimo avevo da venderle delle collanine o che potevo rimediarle una borsa, imitazione di Louis Vuitton».

Quando il giudice gli ha chiesto come mai, allora, la 27enne ha accusato proprio lui, ha allargato le braccia: «Non lo so, forse ha puntato il dito contro di me perché ce l’ha con qualche altro senegalese». Durante l’interrogatorio Seck ha anche aggiunto altri particolari e cioè che la 27enne non era da sola: era accompagnata da due uomini con i quali sarebbe arrivata proprio per cercare lo stupefacente. A un certo punto i due amici sono spariti e il senegalese ha detto di aver accompagnato la milanese alla fermata dell’autobus numero 11, intorno alle 4-4.30, per fare rientro in albergo. «Da quel momento in poi non l’ho più vista», ha chiarito. La ragazza aveva detto di non conoscere bene i due uomini che erano assieme a lei ma aveva fornito indicazioni su come rintracciarli attraverso il profilo Facebook. Per quanto riguarda il particolare del numero di telefono della 27enne, trovato in rubrica sul cellulare del presunto stupratore, Seck sostiene che è stata lei a darglielo: «Dopo aver scambiato quattro chiacchiere mi ha detto che le stavo simpatico, così ha preso il mio cellulare e ha digitato il suo nome e il suo numero. Dato che abitiamo abbastanza vicino, io a Novara e lei a Milano, ha proposto di vederci nei prossimi giorni. Io le ho scritto il mio numero su un foglio di carta e questo è tutto». La milanese sosteneva invece che il senegalese avesse preso il suo telefonino per copiare il suo numero, inserito in rubrica. Seck vive in Italia da diversi anni; risiede a Cavaglio d’Aragona (provincia di Novara) con il padre e altri familiari. Nel nostro paese ha frequentato le medie e un istituto professionale: a settembre avrebbe dovuto iniziare a lavorare. Ha spiegato di essere arrivato a Rimini il 15 agosto e di aver dormito in spiaggia perché non aveva trovato alcuna sistemazione. La 27enne milanese invece ha ribadito sia in ospedale, sia davanti ai poliziotti, di avere avuto un rapporto sessuale contro la sua volontà e di non essersi ribellata per puro timore che il senegalese potesse farle del male. Di fatto, nel referto medico rilasciato dall’ospedale Infermi di Rimini si parla di “ecchimosi braccia bilateralmente” compatibili con la presa di qualcuno che volesse immobilizzarla e “contusione interno coscia bilateralmente”. Massow Seck è stato arrestato dalla polizia di Stato cinque giorni dopo la denuncia della milanese. La donna aveva fornito una descrizione molto dettagliata e il senegalese è stato fermato per un controllo proprio nella zona dove si è consumata la violenza, tra gli stabilimenti balneari 105 e 110 di Miramare. L’episodio risale alla notte tra il 15 e il 16 agosto. La milanese aveva incontrato il ragazzo di colore quella stessa sera sulla spiaggia e dopo aver fumato una sigaretta assieme, secondo il racconto di lei, lui avrebbe preteso di fare. Nonostante lei avesse detto di no, Seck sarebbe andato avanti, dicendole di non piangere e di non urlare per non farsi sentire. Sarebbero stati dei passanti a far scappare il senegalese. Era stata poi la 27enne, ancora sotto choc, a chiamare il 113 e a denunciare la violenza.

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